Cerca: Atti FORUM PA 2010, riforma brunetta

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Le fonti normative del rapporto tra legge e contrattazione nel pubblico impiego

Gianfranco D’Alessio analizza le fonti normative riguardanti gli ambiti del rapporto di lavoro del pubblico impiego regolati dalla legge e quelle che ridefiniscono il ruolo della contrattazione. La sua conclusione è che dopo il D.lgs. 150/09 rimanga un impianto complessivamente legato alla contrattazione, ma che i suoi confini siano più limitati sia in termini di principio che in concreto attraverso una serie di specifiche disposizioni.

Il Protocollo e la Commissione Nazionale ANCI

Contestualmente alla pubblicazione del decreto 150/2009 il Presidente dell'ANCI e il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione hanno firmato un Protocollo che regolamenta un meccanismo di accesso dei Comuni al decreto.

Cesaro Vaciago, introduce e coordina gli interventi dedicati al tema sui modelli e sulle modalità della sperimentazione definita nel Protocollo d'Intesa Anci e sui contenuti delle linee guida Anci per l'interpretazione e l'applicazione della riforma.

La contrattazione come elemento indispensabile per l’applicazione della riforma del pubblico impiego

Paolo Pirani riconosce al D.lgs. 150/09 il merito di aver introdotto il criterio della responsabilizzazione del dirigente, ma pone una serie di punti interrogativi sull’efficacia della sua attuazione. In primis invita a porre l’attenzione sulla sua perdita di valore in caso di blocco della contrattazione, poi sottolinea come l’inverarsi del processo di modernizzazione organizzativa e produttiva della PA sia condizione necessaria per un’effettiva riforma basata sulle performance.

Focalizzazione delle funzioni e reversibilità della spesa pubblica per la competitività

Partendo dall’esperienza della sua Regione, Andrea Garlatti propone di concentrarsi sulle condizioni operative abilitanti l’applicazione dei principi della riforma Brunetta, con l’obbiettivo di una maggiore competitività dell’intero Sistema Paese. Per evitare l’acuirsi della conflittualità, che porterebbe ad una mera applicazione formale dei principi di merito e selettività, Garlatti sottolinea l’importanza dei momenti di condivisione e composizione degli interessi dei diversi attori del pubblico impiego.

Il rafforzamento delle responsabilità datoriali dei pubblici dirigenti

Antonio Naddeo conduce il confronto tra esperti di dottrina, dirigenti, rappresentanti politici ed esponenti sindacali sui rapporti tra legge e contrattazione dopo la riforma del pubblico impiego introdotta dal D.lgs. 150/09. La sua analisi si concentra sul ruolo della legge nell’incentivare la dirigenza a svolgere correttamente le funzioni del datore di lavoro, considerando ancora, però, la contrattazione collettiva nazionale e la contrattazione integrativa come capisaldi della gestione del rapporto di lavoro.

L'impatto della riforma della P.A. nella società italiana

In questo intervento viene analizzato il processo di riforma in corso da almeno un ventennio che ha comportato la produzione di norme e che ha avuto come vettori diversi elementi: regolamenti, programmi di policy, programmi di investimento, pratiche, modelli culturali che si sono venuti a creare. È opportuno che in questa riflessione si tenga conto che la riforma è in corso e che i suoi esiti sono interessanti ma critici, bisogna menzionare anche che il processo dell’amministrazione pubblica in Italia ha innescato un rapporto nuovo con i cittadini.

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Intervento al convegno "Il miglioramento delle performance e la valorizzazione del merito: le iniziative degli enti locali per l'applicazione della riforma"

Fortunato Lambiase solleva riflessioni sul decreto legislativo 7 ottobre 2009, n. 150, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.

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Imparare dagli errori del passato per rilanciare il lavoro pubblico

Govanni Valotti, autore del libro Fannulloni si diventa, parte dai fattori di maggiore criticità del presente (scarsa produttività e problemi di distribuzione, qualità e intensità del lavoro pubblico) per analizzare le cause che li hanno generati e proporre una riqualificazione basata sulla selettività degli incentivi, sulla definizione dei compiti tra gestione e contrattazione e sull’utilizzo del contratto come strumento per attuare un'efficace politica del personale. 

Il dirigente pubblico dagli anni 90 alla nuova Riforma Brunetta

In questo intervento si fa una carrellata sulle riforme amministrative dagli anni 90 ad oggi, riforme caratterizzate per lo più dalla questione dello spoil system. Prima con la stagione del “patto scellerato al ribasso fra politica e dirigenza”, le nomine erano a vita e a volte per fare il direttore generale non occorreva neanche la laurea. Era l’età in cui fallì la prima legge sulla dirigenza, una legge che proclamava la distinzione politico amministrativa ma in maniera fittizia perché in realtà così non era, i ministri davano direttive generiche e i dirigenti non le rivendicavano.

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La riforma come questione culturale: cambiare per cambiare

Già molti hanno messo in evidenza che la parte più importante della sfida relativa alla riforma della P.A. si gioca sul piano culturale.
Per orientare l’attività della P.A., non solo alla correttezza amministrativa ma anche alla performance, alla trasparenza dei risultati, alla valutazione e alla premialità è necessario che si affermi un sistema di significati nuovi che devono tradursi in conoscenze e comportamenti professionali organizzativi e individuali di grande consapevolezza e responsabilità.

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