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Un quadro futurista? Opinioni a confronto su un nuovo modello per la sanità digitale

Lo scorso 25 febbraio il Ministero della Salute ha ospitato un nutrito gruppo di rappresentanti della sanità italiana, dai vertici aziendali a quelli istituzionali, in un confronto sui risultati dell’indagine Livelli di Innovazione Tecnologica in Sanità – LITIS. Il quadro sintetico è “visivamente” sconcertante. Ciò che emerge dalla sua interpretazione lo è un po’ meno, ma non per questo può dirsi rassicurante. Carlo Mochi Sismondi ha così concluso: “Sanità digitale in Italia, avanti piano…ma con gli occhi aperti.”. Ripercorriamo i punti salienti di un’analisi a più voci.

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Dal governo alla governance: la programmazione strategica come strumento di sostenibilità.

La programmazione strategica è uno degli strumenti che può agevolare il cambiamento culturale a favore di una mobilità sostenibile. In questo contesto la PA è chiamata a realizzare una vera e propria governance: una attività che sappia integrare i diversi soggetti chiamati in causa e le politiche che questi stessi soggetti sono in grado di esprimere in termini di feed-back al legislatore. Nella sua riflessione, Francesco Migliaccio, Esperto Programmazione Strategica del Formez, pone l’accento sull’aspetto legislativo della programmazione strategica

Servizi pubblici e sostenibilità

Il settore dei servizi pubblici è fortemente investito dalle politiche europee di sostenibilità. Le politiche di sostenibilità si caratterizzano per il fatto di essere delle politiche integrate e quindi trasversali alle diverse amministrazioni dei servizi pubblici. Uno dei principali problemi rilevati è l’incapacità delle amministrazioni di realizzare un’azione programmatica e integrata volta ad assicurare, nei servizi offerti, il valore di sostenibilità che, spesso, anziché essere considerato come valore centrale, viene considerato un aspetto marginale della produzione di impresa.Leggi tutto

Programmazione strategica: definire ragioni e strumenti

Nell’introdurre l’incontro, Antonio Saturnino sottolinea da un lato il fortissimo bisogno di formazione nella PA per portare a termine il processo di riforma, dall’altro la necessità di una svolta sul tema stesso della programmazione strategica. Saturnino invita a concordare sull’assunto di partenza: può la programmazione strategica essere considerata strumento essenziale per un riforma compiuta della PA? D’accordo su questo punto, si procederà al confronto sui modi e gli strumenti.

Entrare nel metodo della programmazione strategica

Portando alla discussione sulla riforma della PA il contributo del sindacato, Pietro Merlini Brandini pone l’attenzione su 2 questioni: l’influenza politica sulla gestione del personale e la difficoltà per il sindacato di identificare l’interlocutore all’interno della PA. Sebbene la Riforma Bassanini appaia sostanzialmente razionale e capace di individuare i problemi non si arriva alla definizione del come fare le cose.

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La programmazione strategica nella PA: dall’introduzione alla non implementazione

Franco Archibugi ripercorre le tappe della programmazione strategica nella PA, a partire dagli anni 90, passando attraverso la Direttiva del 2002. La valutazione di Archibugi è che la programmazione strategica non è stata sostanzialmente integrata nelle singole amministrazioni, in una più generale confusione tra programmazione strategica e programma politico. E’ mancata l’applicazione dell’elemento chiave della programmazione strategica, ovvero la valutazione con i suoi vincoli e i suoi dati.

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Il governo dell'ente locale tra efficienza e trasparenza: l'esperienza della Provincia di Belluno

Programmazione, strategia, partecipazione e rendicontazione sono le colonne portanti dell’architettura messa in piedi dalla Provincia di Belluno. Nel giro di un triennio sono stati avviati e messi a regime strumenti che presidiano tutto il ciclo governato dalla Pa, dalla definizione delle politiche alla definizione della programmazione e delle strategie di sviluppo sociale ed economico del territorio, fino alla partecipazione e al processo di rendicontazione.Leggi tutto

“Valorizzazione dei beni culturali: intervento pubblico e contributi privati”

Presentando il punto di vista delle aziende, Patrizia Asproni sostiene l’opportunità di dare spazio ai privati nella gestione museale. Riconosce nella formula del controllo statale e della gestione delegata ai privati una strategia potenzialmente vincente. La presenza forte del pubblico nella gestione rallenta il raggiungimento di risultati a causa del peso dei partiti politici, della burocrazia e di un modello di gestione inefficiente a cui si somma una storica incapacità a leggere i dati legati ai beni culturali in chiave economica.Leggi tutto

Risorse comunitarie e risorse nazionali per la valorizzazione del sistema dei beni culturali (2007-2013)

Nel suo intervento Maurizio Palma individua come prioritaria la necessità di creare condizioni di crescita e strutture per la gestione, la programmazione e implementazione di interventi nel settore dei beni culturali definiti attraverso diverse fonti finanziarie. Propone un approccio che, tenendo conto della pluralità di fondi, porti al coordinamento delle risorse e faccia propri due principi: l’intesa tra PA centrale e locale l’attribuzione di rilevanza finanziaria seguendo il Quadro Strategico Nazionale.Leggi tutto

Governare la complessità: il Piano strategico BA2015 (Metropoli Terra di Bari)

Il Piano strategico Metropoli Terra di Bari è un atto volontario di condivisione degli scenari futuri di sviluppo del territorio e di pianificazione degli obiettivi e delle strategie da attuare, da oggi al 2015, per tutti i 31 Comuni coinvolti. Si realizza attraverso l'aggregazione e il coinvolgimento di tutte le comunità locali e, perciò, costituisce un’occasione per costruire un futuro partecipato. Vengono infatti individuati non solo gli obiettivi da perseguire, ma anche le azioni concrete da mettere in atto.Leggi tutto