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Open data e politiche pubbliche

La cultura del dato, dei dati aperti e del loro utilizzo per le politiche

Lectio magistralis di Enrico Giovannini

Dati geografici e Open Data

Key Note di Giovanni Biallo

L’ISTAT e la Scuola Superiore di Statistica insegnano a leggere i dati a FORUM PA 2012

Un nuovo interessante soggetto si affaccia quest’anno a FORUM PA: la Scuola superiore di statistica e di analisi sociali ed economiche; è nata da una costola dell’Istat, di cui rappresenta una direzione centrale, e si trova ad operare in un momento di profonda ristrutturazione - a seguito della riforma Gelmini - delle facoltà di statistica. La scuola sarà presentata ufficialmente giovedì 17 maggio, nel corso di una conferenza stampa a FORUM PA 2012, e - per saperne di più - abbiamo intervistato il suo direttore, Tommaso Di Fonzo che, prima di assumerne la guida, insegnava statistica economica all’Università di Padova, ed è stato preside della Facoltà di Scienze Statistiche dal 2005 al 2008.

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Open data alla francese, molto "ordinato". Chapeau?

L’Italia ha il suo portale open data da qualche settimana mentre la Francia, proprio qualche settimana fa, annunciava che entro dicembre sarà on line data.gouv.fr. Ma non vuol dire che siamo arrivati prima. Sbirciando aldilà delle Alpi, rileviamo che (ancora una volta) ciò che ci distingue dai francesi è il “metodo”. Se quello dell’open data italiano appare un processo sostanzialmente bottom – up quello dei francesi si configura come un processo ben “ordinato”, inserito in una strategia pluriennale di valorizzazione del patrimonio immateriale pubblico e operativamente guidato da una missione di giovanissimi, appositamente istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Chapeau?

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Comuni nella rete. Come la vedono ad Ascoli Piceno

Secondo Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno “l’irruzione” della PA nella rete è "un fatto di democrazia", non solo per render conto delle cose che si fanno ma anche per rendere possibile il farne di più a costi contenuti.  In questa breve intervista, rilasciata a margine della conferenza stampa di presentazione dell’"Operazione Open government Italia", lo scorso 18 ottobre a Roma, ci parla degli effetti della presenza in rete dell’amministrazione pubblica, con una riflessione particolare su quella comunale, che rimane, dati alla mano, la “più amata dagli italiani”.

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A ciascuno il suo Open data. Quello italiano viaggia in bottom up

A ciascuno il suo Open data, verrebbe da dire. Infatti, se da un lato assistiamo ad una spinta diffusa per la messa on line di dati pubblici in formato aperto, dall’altro rileviamo che di contesto in contesto mutano gli output e i modelli adottati. Nel momento in cui l’Italia sembra allinearsi “ufficialmente” all’ondata open data già dilagante in Europa, ci siamo chiesti se c’è e quale è il modello italiano. Ne parliamo qui con Anna Cavallo, CSI Piemonte. Non solo perché Regione Piemonte è stata la prima amministrazione a mettere on line dati in formato aperto, ma anche e soprattutto perché dati.piemonte.it si è rivelato, ad oggi, il centro nevralgico di un importante percorso di avanzamento dell’open data sui territori italiani (ed è proprio il caso di usare il plurale). 

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Bilancio intermedio sul PON Governance e Assistenza Tecnica 2007-2013

L’intervento della dr.ssa Raffaele viene svolto poco dopo la riunione del Comitato di Sorveglianza sull’attuazione del Programma. La Raffaele evidenzia alcuni aspetti positivi e alcune criticità dei progetti in corso e sottolinea l’utilità di iniziare a tirare le somme di quello che è stato fatto finora. In conclusione del suo intervento, offre una breve carrellata sui progetti in corso a titolarità dell’Autorità di Gestione.

Valutare la capacità di spesa delle risorse FESR

 

Aldo Mancurti apre e conclude i lavori del convegno sottolineando l’esigenza di portare avanti un bilancio sulla capacità delle amministrazioni italiane di utilizzare al meglio le risorse europee per una migliore programmazione delle loro attività.

I civic entrepreneurs e l'open government in formato local

Per una strana sindrome delle parole può succedere che un’espressione, proprio quando prende piede, inizi ad aleggiare nei discorsi fino quasi a rarefarsi...con il risultato che, pur usata da tanti, non si capisce bene dove  e come diventi pratica. Mentre l’”open government” comincia a correre il rischio, dalla Gran Bretagna della Big Society arriva un modello che sembra far "atterrare" nei territori questo approccio di governo, sostenendo una figura chiave che per definizione " non è  pubblica né privata né sociale". Parliamo dei civic entrepreneurs, dei “Bill Gates e Steve Jobs della Big society”, di quelli che creano interfacce attraverso cui i cittadini possono partecipare, innovare e co-creare con facilità. Ne ha parlato Nat Wei, UK Government Chief Adviser on Big Society, recentemente a Roma.

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