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Etica (pubblica) per un figlio*

Se il mio figlio piccolo (sedici anni tra pochi giorni) mi desse retta, questa sera, spinto dalle notizie di stampa e dalla visita al sito dei Comuni italiani, gli parlerei di etica pubblica. Comincerei a parlargli delle tasse e gli direi quanto è strano sentire dire oggi, come cosa nuovissima, verità ovvie: ad esempio che chi non paga le tasse deruba il contribuente onesto.  Gli direi anche che se in queste settimane è bastato fare qualche controllo “bandiera”, magari un po’ in forma di spettacolo, nei luoghi dei ricchi per dare a tutto il Paese l’impressione che l’aria che tira è cambiata e non c’è più trippa per i gatti furbi, allora probabilmente abbiamo sprecato tanto tempo e forse potevamo evitare di avere un debito pubblico al 120% del PIL che fa di lui, senza che lo sappia e senza il suo permesso, uno dei cittadini europei più appesantito. Poi commenterei con lui la notizia di oggi: che i sindaci hanno deciso che l’evasione fiscale è una cosa che tocca per prima cosa le autonomie locali e che se la lotta non parte da loro allora è destinata all’insuccesso.

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Corruzione: la banalità del male

Accostare il fenomeno carsico e diffuso della corruzione al male supremo dell’Olocausto, evocato dal titolo del celeberrimo e terribile libro di Hannah Arendt, è forse ardito, ma la tranquilla protervia, la serena perseveranza nell’aderire e nutrire un sistema di continua corruttela, e quindi di continuo sopruso, che emerge ogni giorno da luoghi diversi e da tante e diverse istituzioni del Paese, mi inquietano profondamente. Delle cronache giudiziarie quotidiane mi allarma appunto la “normalità” delle procedure, la banale contabilità delle elargizioni in denaro o natura, la sicurezza dell’impunità, l’attesa e scontata assoluzione da parte di gran parte dell’opinione pubblica ormai rassegnata, perché “così va il mondo”, la scarsa fantasia, che spesso confina con una sconcia sfrontatezza, delle scuse addotte quando le inchieste scoprono qualche mano nella marmellata.

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Corruzione nella PA: un flagello contro cui proprio non si può fare nulla?

Tre segnali importanti nella frustrante e (per ora) infruttuosa lotta alla corruzione nell’apparato pubblico che affligge il nostro Paese e lo condanna, tra l’altro, alla marginalità nell’attrazione degli investimenti stranieri. Eccoli: una classifica mondiale in cui stiamo sempre peggio, un sostanziale congelamento dell’azione del legislatore e dell’esecutivo e, da ultimo per ridarci un po’ di speranza, una nuova attenzione al tema da parte del Ministro della Giustizia Paola Severino. FORUM PA, che ha messo al centro della sua attività proprio il tema dell’Open Government e della trasparenza, lancerà all’inizio dell’anno prossimo una ricerca/sondaggio su questo tema e sulle sue possibili soluzioni nella sua community. Intanto guardiamo un po’ meglio cosa è successo.

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"Salva Italia", ok, ma "L’Italia sono anch’io"

Forse un filino demagogico, ma certamente semplice e d’immediato impatto, il titolo “Salva Italia” per il decreto economico di questi giorni dimostra una sapienza di marketing che forse non ci saremmo aspettati da “tecnici”, sia pure blasonati. Ma quale Italia vogliamo salvare? I tragici fatti di questi ultimi due giorni, con il rogo “per errore” del Campo Rom a Torino e la “caccia al negro” di Firenze mi hanno profondamente colpito e mi convincono sempre di più che l’Italia che dobbiamo salvare è quella di tutti, italiani e “nuovi italiani”, quella del Talento, della Tecnologia e della Tolleranza (R.Florida 2002) con un grande accento su quest’ultima. L’Italia che vorrei salvare è un’Italia accogliente, un’Italia intorno a cui si stringono tutti i cittadini, nuovi o vecchi che siano, un’Italia che, come ha sottolineato il Presidente Napolitano, accolga come italiani tutti i “nuovi cittadini” che sono nati sul suolo italiano e che dimostrano la volontà di far parte della nostra comunità. Ed è proprio con questo obiettivo che nasce l’iniziativa L’Italia sono anch’io promossa dal Presidente dell’Anci e Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, insieme a molte associazioni del Terzo Settore, che voglio brevemente segnalarvi in questo editoriale.

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Open Government e Open Data, la prospettiva e la speranza italiana

La diffusione dell'Open Data in Italia sta riproducendo dinamiche simili a quelle che hanno portato alla nascita della telematica pubblica. Un primo nucleo di sperimentatori, di innovatori, di associazioni e di volontari insieme, spesso, alla lungimiranza di alcuni enti locali, permise allora la realizzazione delle prime reti civiche creando la cultura e la prassi necessaria che poi hanno permesso la nascita e la diffusione della telematica pubblica nella forma che oggi conosciamo. Un analogo processo, seppur dai ritmi più sostenuti, sta finalmente portando anche l'Italia ad allinearsi con le esperienze internazionali volte a rendere accessibili e riutilizzabili i dati raccolti e prodotti dalle pubbliche amministrazioni.

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La tua idea per una PA migliore

In occasione del lancio del nostro “concorso di idee” per una PA migliore, questo editoriale vuole essere insieme un appello e un invito. Un appello a non arrenderci, ma a combattere coraggiosamente il pensiero semplicistico, ma pericoloso e diffuso, che vede qualsiasi spesa pubblica, quindi in primis la PA nel suo complesso, come il grande imputato della crisi: basta tagliar lì, ridurre i numeri e le funzioni, bloccare stipendi e turnover, abbassare il livello dei servizi o limitarli solo ai “poveri” e tutto va a posto…E non si venga poi a parlare di innovazione: ne riparleremo quando la crisi sarà passata! Ma il mio intervento è anche e soprattutto un invito a dire la vostra per essere protagonisti e rispondere a questo messaggio rozzo e spesso in malafede con la forza delle idee: prendendo onestamente atto che sprechi da combattere ci sono eccome, ma che sono il più delle volte là dove non li cerchiamo, che la conservazione tout court dell’esistente è impossibile e perniciosa, che per uscire dalla crisi ci vogliono innovazione e nuovi paradigmi e le forbici non bastano.

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I contest nella PA, scorciatoia o nuovo strumento di partecipazione?

 C’è un nuovo termine che si sta diffondendo in modo virale tra le pubbliche amministrazioni di tutto il mondo: contest. Wikipedia così descrive il termine: un evento in cui due o più individui o team partecipano in competizione l’un con l’altro, spesso per un premio o per un incentivo. Una semplice gara? Sì ma, per modalità di partecipazione e obiettivi, anche qualcosa di più. Tramite i contest, le amministrazioni si rivolgono all’"intelligenza collettiva”, come direbbe Lévy, per coinvolgere il pubblico nella definizione di idee, di soluzioni e di proposte per meglio governare la cosa pubblica. Vediamo insieme alcune iniziative.

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Dalla trasparenza globale al controllo globale? Il Garante-privacy invita a governare Internet e a gestire le nuove tecnologie

Innovare sì, ma governando i rischi con attenta consapevolezza: è questo in estrema sintesi il messaggio che viene dalla relazione annuale del garante dei dati personali, mai come quest’anno attenta all’evoluzione delle tecnologie e preoccupata di una certa inversione di tendenza nel pendolo della sensibilità collettiva. La riservatezza rischia infatti di essere percepita non più come un valore da difendere, ma come “una inaccettabile pretesa di limitare il diritto a conoscere e sapere”. Una relazione coraggiosa, che in buona parte condivido, che prende posizioni molto nette contro il rischio che un uso “leggero” del diritto di informare ed essere informati possa far sì “che ciascuno diventi allo stesso tempo il potenziale controllore ed il possibile controllato, il cacciatore e la preda”.

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Le linee guida per il piano triennale per la trasparenza e l’integrità: quando 150 è più di 241

Lo scorso 23 settembre la Civit - Commissione Indipendente per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni pubbliche, ha diramato una direttiva con le Linee guida per la predisposizione del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità.
È un documento ampio di 22 pagine di testo più un allegato,  che indica, tra le altre cose, gli obblighi in materia di trasparenza che le pubbliche amministrazioni dovranno assolvere entro la fine dell’anno.
Non posso, in un breve articolo come questo, fare un sunto delle linee guida, ma vorrei sottolinearne alcuni aspetti che mi paiono chiari e importanti. Molti altri ce ne sono, ma lascio a ciascuno di voi il compito di scovarli in un testo che ha un pregio fra tutti: non è scritto in burocratese, ma anzi è facilmente comprensibile e molto spesso fortemente chiarificatore.

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Riusciremo mai ad andare sulla Luna?

È evidente, purtroppo, l’incapacità dimostrata nel nostro paese nel gestire i progetti complessi che la sfida della modernità ci sottopone. Ne abbiamo parlato recentemente in merito al dibattito  scaturito sulla nostra Protezione Civile: tutto si trasforma in emergenza e viene gestito con procedure straordinarie al di fuori delle prassi amministrative. Ma perché avviene questo? E, soprattutto, allo stato attuale siamo in grado, parafrasando il titolo dell'ultimo  libro di  William D. Eggers[1], di mandare un uomo sulla luna? E cioè di impegnarci su nuovi grandi progetti, di reintrodurre tecnologie complesse (quali la produzione di energia nucleare come in molti, forse inopportunamente, richiedono), di sostenere il dovuto e necessario processo di modernizzazione della pubblica amministrazione, così da renderla sempre più efficiente nei confronti dei bisogni delle imprese e dei cittadini? Probabilmente, no.

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