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A che serve la PA? La Riforma non basta, vogliamo la vera rivoluzione*

Dalla rilettura dei 44 punti della riforma Renzi/Madia cresce la sensazione che manchi qualcosa e che le azioni proposte potrebbero non essere sufficienti. La PA che ne uscirebbe, infatti, è una PA rinnovata ma anche incredibilmente uguale a se stessa, soggetto diverso e lontano dalle dinamiche sociali e culturali in atto in questo paese. La riforma elude una domanda: la PA che abbiamo è quella che ci serve?

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Smart City in dieta mediterranea

In questi giorni perdo spesso la pazienza: non c'è la faccio più ad aspettare i tempi della politica mentre vedo tanti giovani perdere la speranza di entrare nella vita attiva. L'unico antidoto che mi rimane contro la rabbia è provare a "prendere impegni e trovare soluzioni" come recita il nostro programma per il 2014. Con questo spirito abbiamo accettato l'invito del Comune di Napoli per realizzare lì, a fine marzo, una convention di tre giorni sulle Smart city del Mediterraneo, in occasione della manifestazione Energy MED, organizzata da ANEA. Parte così una nuova avventura: Smart City MED, che si svolgerà alla Mostra d'Oltremare dal 27 al 29 marzo prossimi e che radunerà le migliori esperienze di città intelligenti del Mezzogiorno del Paese con l'ambizione di essere un punto di riferimento per tutte le città mediterranee, in specie quelle della sponda Sud. Abbiamo accettato con entusiasmo questa sfida perché pensiamo che il Mediterraneo abbia molto da dire riguardo alle città. Esso è portatore infatti di un paradigma che si fonda su specificità storiche e culturali che riportano ad alcune parole d'ordine che mi piace ricordare.

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Il mio #SCE2013 (a caldo)

Primi feedback intellettuali ed emotivi da SMART CITY EXHIBITION 2013.

Over all la manifestazione è andata molto bene, non solo nei numeri, che hanno superato le nostre aspettative, ma anche e soprattutto nel clima positivo e nella condivisione dell’assunto centrale di questi tre giorni: per far ripartire il Paese occorre lavorare al futuro delle nostre città.

Ma ogni rosa ha la sua spina e quindi comincerò con le cose che mi sono piaciute di meno, per passare poi a quelle (molte di più) che mi hanno dato soddisfazione e speranza.

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Tagliare gli sprechi, non i sorrisi. Che fine ha fatto il benessere organizzativo?

Nei miei giri nelle amministrazioni pubbliche è un po' che vedo pochi sorrisi e molte facce scure e preoccupate. A furia di continue rincorse dei nostri candidati a chi taglia di più, certo le preoccupazioni di chi la PA deve continuare a farla funzionare ed è tenuto a erogare servizi non sono infondate, ma c'è anche un altro aspetto che oggi vorrei mettere in luce. La sparizione da qualsiasi impegno e da qualsiasi discorso sull'amministrazione pubblica del tema del cosiddetto "benessere organizzativo", su cui pure ci eravamo impegnati negli anni passati. Avevamo scritto tanto, tanti ministri avevano emanato provvedimenti, leggi dello Stato ancora in vigore ne prescrivono la tutela e l'osservazione, ma nessuno se ne occupa più. O almeno "quasi" nessuno, infatti il tema mi viene sollecitato da due fatti in controtendenza.

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Per una "smart city DOC"

Lunedì prossimo, 29 ottobre, comincia per noi una grande e impegnativa sfida a cui siete tutti invitati: tre giorni a Bologna per costruire la “smart city DOC”. “DOC” come “Denominazione di Origine Controllata” per sottolineare che una città intelligente italiana sarà per tradizione, cultura, reti sociali e problemi diversa da una neo-città cinese o da una città scandinava e che dobbiamo usare questa differenza come una chance, non come un ostacolo. “DOC” come “Definizione Operativa Condivisa” che è quella che scriveremo alla fine della kermesse ed è proprio quello che manca a noi, ma anche agli strumenti di legge, quando parliamo di smart city. Una definizione che ci aiuti a non disperdere le forze, a delimitare il campo, a fare sistema, a cogliere insieme le opportunità che l’innovazione ci offre.

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Sfigati, annoiati, viziati… disoccupati

Era un pezzo che non si parlava tanto dei giovani… no, non è che facciamo parlare i giovani, questo no, ma in compenso noi parliamo molto di loro. Spesso lo facciamo, basta leggere le cronache politiche, per stimolarli ed incitarli a prendere in mano le loro vite, e lo facciamo dando buoni consigli: prendere in mano le loro vite, non fare i bamboccioni, staccarsi dalle sottane di mamma. Consigli che possono anche suscitare reazioni di fastidio, ma a cui alla fine è difficile dar torto. Se tutto questo è vero perché allora questa saggezza dei nostri capelli grigi mi lascia così insoddisfatto? Se i consigli son giusti perché non riesco a sentirmi dalla parte della ragione?

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Quote rosa: dialogo tra un'impegnata e un "non so"…

Cronaca di un dialogo nel mio ufficio.

[Impegnata:] Grande vittoria: il Senato finalmente ha approvato le quote di genere nei consigli di amministrazione. Dal 2015 le aziende quotate e quelle pubbliche devono avere il 25% di donne nei CdA. L’Italia si allinea alle principali Paesi europei.
[Non so:] Non so perché, ma quella delle “quote rosa” è una notizia che non mi appassiona. Quando viene sancito per legge quel che dovrebbe essere frutto di convincimento e di sensibilità, sento un prurito …quasi una specie di allergia.[continua...]

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Rom: fallimento della burocrazia o delle politiche?

Di fronte a tragedie come quella che ha vissuto Roma domenica sera le parole ci vanno strette, ma è impossibile tacere sentendo parlare di “maledetta burocrazia!” o ascoltando improvvide richieste di poteri speciali.
Spostati come rifiuti ingombranti, di quelli di cui non sai come liberarti, da un campo abusivo al nulla e, quindi, necessariamente a un altro campo abusivo più nascosto, più in disparte; tenuti fuori da tutti i piani di edilizia popolare e di insediamenti abitativi; evitati come la peste da chi non li conosce, né mai li conoscerà se quella che si diffonde è la strategia della paura, la popolazione Romanì resta, come sempre, ai margini della nostra vita sino a che un rogo non ce la riporta davanti nel modo più tragico.

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La rete delle città intelligenti… malgré tout

Certamente si può essere intelligenti sia se si è ricchi, sia se invece si è poveri in canna… ma rendere intelligente una città, curarne uno sviluppo sostenibile avendo a cuore la qualità della vita dei cittadini e farlo senza il becco di un quattrino è una bella sfida. Anzi, diciamolo pure, è una sfida impossibile. Senza soldi non si canta Messa, diceva un vecchio proverbio, né si fa innovazione. Per fortuna però l’innovazione organizzativa e tecnologica è in grado di mobilitare e rendere disponibili molte risorse “congelate”.

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Cambiare la città? sì, ma qui

“Libertà è partecipazione” cantava una vecchia canzone-manifesto di Giorgio Gaber, ma dove l’appendiamo questa partecipazione? dove la facciamo uscire dai discorsi elettorali e la caliamo nella realtà? dove possiamo sentirla come un’opportunità e non una parola vuota? Dove se non a casa nostra, nei luoghi che ci sono cari, a cui teniamo, che abitiamo o che accolgono i nostri quotidiani percorsi? Questa considerazione è alla base dell’importante iniziativa di partecipazione che ha messo in piedi, con una forte spinta del sindaco Matteo Renzi, il Comune di Firenze con il titolo “I fiorentini cambiano la città”. Come sempre prima vi racconto brevemente di cosa si tratta e cosa ha già prodotto, poi qualche breve considerazione.

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