Cerca: Editoriale, PA digitale

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Si può fare! Diecimila motivi per essere ottimisti

Ieri è avvenuto un fatto eccezionale di cui voglio dar conto: la relazione di Luca Attias (Direttore Generale Sistemi Informativi della Corte dei Conti) a FORUM PA 2014 ha raggiunto il traguardo di  diecimila "commenti". A partire da quella relazione di cinque minuti geniali [che vi invito a riguardare] è nato, infatti, una sorta di forum spontaneo che accompagna con decine di contributi al giorno il percorso difficile, spesso sofferto, quasi sempre incompreso e “volontario” degli innovatori della PA. Da questa esperienza c’è molto da imparare, vi elenco brevemente quello che ho imparato io...

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Per una amministrazione nativa digitale: come fare...a fare presto

Anche per la costruzione della “PA tutta-digitale”, tanto evocata quanto sinora inutilmente attesa, la necessità di fare presto non può mettere in secondo piano l’obbligo a fare bene. In questo illuminante articolo, pubblicato nella rassegna ASTRID, Giulio De Petra per "far presto e bene" rivolta il tavolo e propone un nuovo paradigma: provare a costruire una PA "nativa digitale" senza limitarci ad informatizzare l’esistente, neanche quando questo ci sembra immutabile legge di natura. Ce la possiamo fare? No se ci limitiamo a velocizzare gli adempimenti, a digitalizzare gli stessi fascicoli, a continuare ad affastellare norme; sì se usiamo un pensiero divergente, se usiamo meno diligenza e più immaginazione, se diamo spazio ai giovani di mente, ma anche ai giovani d’età, perché spesso, anche se non sempre, le due cose coincidono. Mi piacerebbe che su questa suggestione si aprisse non un dibattito, ma un gruppo di pensiero,  perché se l’immaginazione è spesso individuale, far sì che questa porti frutti qui e ora è sempre un lavoro collettivo.

Carlo Mochi Sismondi

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Agenda digitale e programmazione europea: i conti non tornano

I soldi si sa sono sempre pochi e gli obiettivi ambiziosi, ma quando si parla di un obiettivo primario, come quello di rimettere il Paese al passo dell’innovazione con il resto del mondo avanzato, non possiamo ripetere i troppi passi falsi fatti in passato. Stiamo parlando dell’accesso all’economia digitale e quindi di una cosa che vale, almeno e subito, un paio di punti di PIL e soprattutto permetterebbe una ripresa dell’occupazione in un settore ad altra professionalità. Ho visto quindi con particolare interesse le preoccupate reazioni di molti operatori che, leggendo il documento base per la programmazione dei fondi europei 2014-2020, hanno rilevato un’attenzione marginale alla cosiddetta Agenda Digitale...e i conti non mi tornano.

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La strategia dell'ignoranza

Qualche tempo fa mi hanno invitato in uno di quei consèssi così esclusivi che già solo varcarne la soglia è segno di grande prestigio. Si parlava, in un numero abbastanza ristretto ed estremamente qualificato di personalità, della mission impossible di migliorare radicalmente le performance dell'amministrazione pubblica perché non costituisca il vero spread di efficienza del Paese. Mentre ascoltavo in silenzio mi chiedevo come mai nessuno aveva nominato la digitalizzazione né come obiettivo, né come mezzo. Alla fine mi sono dovuto arrendere all'evidenza: dipendeva dall'ignoranza. Buona parte della crema della nostra classe dirigente non possiede né il sapere tecnico né le basi teoriche. Visto come scegliamo la nostra classe dirigente e come la trattiamo, non potrebbe essere diversamente. Provo ad elencare sette vizi capitali.

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Mr. Agenda digitale: luci, ombre e crepuscoli

La notizia, data da Enrico Letta con un tweet, di aver arruolato Francesco Caio come “Mister Agenda Digitale” e insieme la nuova governance dell’Agenda digitale che riporta al diretto controllo della Presidenza del Consiglio dei Ministri tutto il processo di attuazione sono senz’altro due positive novità che non possiamo che accogliere con soddisfazione. Avevamo certamente bisogno di un coordinamento “alto” delle attività per l’Agenda e la figura e il curricolo di Caio ci lasciano ben sperare accanto a queste luci vedo però alcune ombre che rischiano di far fallire l’intera operazione.

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Una politica per l’agenda, un’agenda per la politica

Continuiamo il nostro percorso tra i temi centrali del prossimo FORUM PA 2013. Dopo avervi illustrato la settimana scorsa il tema centrale dell’anno “Il Paese alla sfida della trasparenza”, in questo articolo esaminiamo il tema della costruzione dell’Italia digitale, che sarà uno dei pilastri della manifestazione, nonché della nostra attività dei prossimi anni. Lo facciamo partendo dalla presentazione del programma di lavoro dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) che il suo Direttore, Agostino Ragosa, ha esposto pochissimi giorni fa a tutti i responsabili dell’ICT delle amministrazioni centrali in un affollato incontro.

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Economia digitale: chi l’ha vista?

Ho letto con molta attenzione il puntuale resoconto dell’azione di Governo che Palazzo Chigi ha pubblicato sul suo sito, anche se poi è stato repentinamente tolto ed in questo momento (sono le 10.00 del 4 gennaio) è introvabile. In questo breve editoriale, il primo dell’anno nuovo, vorrei proporre un commento relativo esclusivamente all’economia digitale e alle politiche industriali che lo sviluppo di questo settore fondamentale per la ripresa richiedono. Sono infatti sempre più convinto, esaminando anche le azioni puntuali dei Governi delle principali economie mondiali, che la chiave della ripresa sia lì e che da parte nostra ci sia una radicata e tenace sottovalutazione di questo settore.

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Cronache di un anno bisesto

Sia la fine del mondo che stiamo aspettando, come dicevano i Maya, sia più semplicemente "L'anno che verrà" come diceva Lucio Dalla certo non vediamo l'ora che questo brutto anno bisesto-anno funesto che è stato il 2012 finisca e cominci un 2013 sperabilmente un po' meglio. Difficile sottrarsi dal fare consuntivi e rendiconti: io proverò a raccontare a modo mio l'anno che finisce stilando qualche elenco, ma per evitare il "ne ultra crepidam" che i latini intimavano a calzolaio presuntuoso, rimarrò nel campo dell'innovazione della PA.

Vi propongo quindi tre elenchi. Se avete voglia di giocare con me, magari aiutatemi ad arricchirli.

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Decreto sviluppo bis: ora abbiamo qualche mattone per l’Agenda digitale, ma non basta

Sono troppi anni che andiamo sbavando per uno straccio di presa di posizione di Governo sull’Agenda Digitale del Paese per sparare addosso al nuovo decreto legge, che finalmente dedica a questo aspetto fondamentale dello sviluppo una buona parte dei suoi 38 articoli. E questa è senz’altro una buona notizia. Cerchiamo quindi di essere positivi anche nelle critiche: volevamo costruire un importante ed ambizioso palazzo e abbiamo intanto messo giù, sul terreno del cantiere, un po’ di mattoni

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Caro direttore, ti scrivo

Caro direttore, ti scrivo…non so ancora chi tu sia, dovresti essere nominato entro domani (sono passati 30 giorni dal decreto del 26 giugno) a dirigere l’altisonante e ambiziosa “Agenzia per l’Italia Digitale”, ma forse dovrai aspettare qualcosa di più. Saresti dovuto essere scelto attraverso un avviso pubblico, di cui però si sono perse le tracce nella canicola di luglio, ma comunque in un qualche modo sarai scelto e incaricato. Sono certo (quasi certo) che sarai una personalità competente, uomo o donna che tu sia (ma la seconda opzione mi pare fantascienza), sopra le parti, in grado di immaginare un percorso per farci risalire una china internazionale che invece stiamo rapidamente scendendo. Sono certo che avrai chiara l’enorme responsabilità di essere nei fatti il CIO (chief information officer, ossia il capo dell’ICT) del Paese e, se l’accetterai, avrai chiara anche la strada da fare: proprio per questo ti scrivo.

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