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Per una amministrazione nativa digitale: come fare...a fare presto

Anche per la costruzione della “PA tutta-digitale”, tanto evocata quanto sinora inutilmente attesa, la necessità di fare presto non può mettere in secondo piano l’obbligo a fare bene. In questo illuminante articolo, pubblicato nella rassegna ASTRID, Giulio De Petra per "far presto e bene" rivolta il tavolo e propone un nuovo paradigma: provare a costruire una PA "nativa digitale" senza limitarci ad informatizzare l’esistente, neanche quando questo ci sembra immutabile legge di natura. Ce la possiamo fare? No se ci limitiamo a velocizzare gli adempimenti, a digitalizzare gli stessi fascicoli, a continuare ad affastellare norme; sì se usiamo un pensiero divergente, se usiamo meno diligenza e più immaginazione, se diamo spazio ai giovani di mente, ma anche ai giovani d’età, perché spesso, anche se non sempre, le due cose coincidono. Mi piacerebbe che su questa suggestione si aprisse non un dibattito, ma un gruppo di pensiero,  perché se l’immaginazione è spesso individuale, far sì che questa porti frutti qui e ora è sempre un lavoro collettivo.

Carlo Mochi Sismondi

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Ora abbiamo una vera Spending Review, è tempo di fare delle scelte

Venerdì scorso il Commissario straordinario per la Revisione della Spesa Carlo Cottarelli ha presentato al Consiglio dei Ministri il suo piano di proposte per una revisione della spesa pubblica 2014- 2016. Si tratta del primo documento concreto ed organico di spending review dopo i tentativi maldestri del 2007 e del 2009 e dopo il “rapporto giarda”, che però non si è mai concretizzato in un programma di azioni strutturato. Delle cifre si è parlato già tanto e ormai le dovremmo conoscere tutti bene: 7 miliardi nel 2014 (5 se si riuscirà a partire a maggio) e 34 sul triennio 2014-2016. Per questo più che scendere nel dettaglio dei singoli provvedimenti e riportare le tabelle, per altro molto chiare e leggibili, abbiamo provato a fare un’analisi più ampia e a concentrarci sul perché questo documento è così importante per il sistema italiano, e in particolare per il settore pubblico.

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Guadagnare legalità

Domenica sera Matteo Renzi ha annunciato di voler affidare a Raffaele Cantone la presidenza dell’Autorità anticorruzione, oggi Roberto Saviano scrive su “la Repubblica” le sue raccomandazioni per non abbassare la guardia contro questa piaga. Nel mio piccolo anche io vorrei dire la mia: come la nostra salute dipende soprattutto da come viviamo e guadagnare salute si può, ma solo cambiando stili di vita; così guadagnare legalità si può, ma solo cambiando i comportamenti e gli stili di amministrazione. Sorvolo sull’Autorità e sulla sua travagliata vita e mi soffermo invece sui fondamentali delle azioni da fare ribadendo che esiste un solo modo per avere un’amministrazione meno corrotta: quello di avere un’amministrazione più sana, più semplice, più trasparente, più meritocratica. 

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Renzi e la riforma della PA

Ho ascoltato con soddisfazione il Presidente Renzi parlare dell’efficienza della PA come della riforma “madre” di tutte le riforme. Ed in effetti l’efficienza della macchina pubblica è un prerequisito fondamentale per l’attuazione di qualsiasi policy. E’ senz’altro un bene quindi che il tema della “buona amministrazione” torni, dopo qualche anno, ad essere al centro della politica più alta. Devo confessare però che sono rimasto un po’ perplesso quando ho sentito dire che “ad aprile riformeremo la PA”. In un mese, se sono veloce, posso scrivere un saggio, arredare una casa, fare un viaggio, cominciare una bella relazione d’amore; non posso riformare l’amministrazione neanche se voglio, perché questo lavoro è un processo, non un evento. Posso, è vero, mettere in campo (Dio ce ne scampi) un’ennesima legge delega, ma temo che una legge non si sia rivelata in questi ultimi vent’anni lo strumento adeguato per cambiare le cose davvero. Che fare allora per dare un segnale forte che “si cambia verso” come recita lo slogan vincente di Matteo Renzi, che io giudico non una minaccia, ma una grande opportunità?

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Per una seconda fase degli Open Data in Italia*

L’Open Data Day, celebrato a livello internazionale, è sicuramente l’occasione per una riflessione su quella che è stata in questi anni la via italiana agli Open Data e su quali siano le sfide da affrontare. Quella che possiamo chiamare, infatti, la prima fase degli Open Data è da considerare conclusa anche da noi. Una volta, parlando di questo processo, Tim Berners Lee scriveva che il percorso di liberazione degli Open Data deve partire dall’alto, dal livello intermedio e dal basso. Ed è quello che è successo negli ultimi tre anni anche in Italia.

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Ex malo bonum? Come trarre del bene dall'ennesima crisi di Governo

Con questo motto cristiano Sant'Agostino ci invitava a considerare come dal male assoluto - la condanna, la tortura e la crocifissione di un innocente -  potesse venire un bene universale. Molto più umilmente mi chiedo, in questa serata di sconcerto, se dall'ennesima transizione di Governo senza elezioni, e quindi decisa all'interno della politica politicante, si possa trarre qualche beneficio. Comincio dai dati. Non ci troviamo affatto di fronte ad un'anomalia: dei 61 Governi che si sono succeduti nella Repubblica (durata media  di poco più di un anno) 44 non sono immediatamente derivati da elezioni politiche. Al limite possiamo dire che si ritorna al passato, quando i cambi, gli sgambetti e i rimescolamenti nella stessa legislatura erano la norma. 
Ciò detto, spinto da un'inguaribile perversione che mi spinge all'ottimismo, cerco di capire quali cose dovrei vedere per dire che alla fine ne è valsa la pena

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Smart City in dieta mediterranea

In questi giorni perdo spesso la pazienza: non c'è la faccio più ad aspettare i tempi della politica mentre vedo tanti giovani perdere la speranza di entrare nella vita attiva. L'unico antidoto che mi rimane contro la rabbia è provare a "prendere impegni e trovare soluzioni" come recita il nostro programma per il 2014. Con questo spirito abbiamo accettato l'invito del Comune di Napoli per realizzare lì, a fine marzo, una convention di tre giorni sulle Smart city del Mediterraneo, in occasione della manifestazione Energy MED, organizzata da ANEA. Parte così una nuova avventura: Smart City MED, che si svolgerà alla Mostra d'Oltremare dal 27 al 29 marzo prossimi e che radunerà le migliori esperienze di città intelligenti del Mezzogiorno del Paese con l'ambizione di essere un punto di riferimento per tutte le città mediterranee, in specie quelle della sponda Sud. Abbiamo accettato con entusiasmo questa sfida perché pensiamo che il Mediterraneo abbia molto da dire riguardo alle città. Esso è portatore infatti di un paradigma che si fonda su specificità storiche e culturali che riportano ad alcune parole d'ordine che mi piace ricordare.

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Non c’è più tempo: è ora di porsi e vincere sfide concrete

Ci sono momenti nella vita di un Paese in cui si ha la chiara sensazione che non c’è più tempo, che la sveglia è suonata da un pezzo e che se non ci alziamo subito, senza scuse o ritardi, perdiamo il treno. In questi momenti inutile guardarci intorno a cercare chi potrà fare le cose per noi, è proprio a noi infatti che tocca prendere l’iniziativa e costruire soluzioni concrete e fattibili a bisogni che tutti sentiamo come reali e urgenti. Oggi proviamo a lanciare venti “sfide” (diventate poi 21) alla comunità degli innovatori, a quelli che non si sono rassegnati, a quelli che hanno ancora voglia di mettere la loro intelligenza e la loro creatività al servizio del bene comune. Chi raccoglie la sfida?

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Agenda digitale e programmazione europea: i conti non tornano

I soldi si sa sono sempre pochi e gli obiettivi ambiziosi, ma quando si parla di un obiettivo primario, come quello di rimettere il Paese al passo dell’innovazione con il resto del mondo avanzato, non possiamo ripetere i troppi passi falsi fatti in passato. Stiamo parlando dell’accesso all’economia digitale e quindi di una cosa che vale, almeno e subito, un paio di punti di PIL e soprattutto permetterebbe una ripresa dell’occupazione in un settore ad altra professionalità. Ho visto quindi con particolare interesse le preoccupate reazioni di molti operatori che, leggendo il documento base per la programmazione dei fondi europei 2014-2020, hanno rilevato un’attenzione marginale alla cosiddetta Agenda Digitale...e i conti non mi tornano.

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Parte il 2014: prendiamo impegni, troviamo soluzioni

Le parole d’ordine che ci sentiamo di lanciare in questo inizio 2014 sono parte integrante della nostra storia: concretezza negli impegni e nelle soluzioni possibili; massima attenzione all’innovazione basata sulle competenze e le professionalità; promozione della connettività tra i soggetti attivi perché lavorino insieme come un sistema coeso.

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