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Non c’è più tempo: è ora di porsi e vincere sfide concrete

Ci sono momenti nella vita di un Paese in cui si ha la chiara sensazione che non c’è più tempo, che la sveglia è suonata da un pezzo e che se non ci alziamo subito, senza scuse o ritardi, perdiamo il treno. In questi momenti inutile guardarci intorno a cercare chi potrà fare le cose per noi, è proprio a noi infatti che tocca prendere l’iniziativa e costruire soluzioni concrete e fattibili a bisogni che tutti sentiamo come reali e urgenti. Oggi proviamo a lanciare venti “sfide” (diventate poi 21) alla comunità degli innovatori, a quelli che non si sono rassegnati, a quelli che hanno ancora voglia di mettere la loro intelligenza e la loro creatività al servizio del bene comune. Chi raccoglie la sfida?

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Agenda digitale e programmazione europea: i conti non tornano

I soldi si sa sono sempre pochi e gli obiettivi ambiziosi, ma quando si parla di un obiettivo primario, come quello di rimettere il Paese al passo dell’innovazione con il resto del mondo avanzato, non possiamo ripetere i troppi passi falsi fatti in passato. Stiamo parlando dell’accesso all’economia digitale e quindi di una cosa che vale, almeno e subito, un paio di punti di PIL e soprattutto permetterebbe una ripresa dell’occupazione in un settore ad altra professionalità. Ho visto quindi con particolare interesse le preoccupate reazioni di molti operatori che, leggendo il documento base per la programmazione dei fondi europei 2014-2020, hanno rilevato un’attenzione marginale alla cosiddetta Agenda Digitale...e i conti non mi tornano.

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Parte il 2014: prendiamo impegni, troviamo soluzioni

Le parole d’ordine che ci sentiamo di lanciare in questo inizio 2014 sono parte integrante della nostra storia: concretezza negli impegni e nelle soluzioni possibili; massima attenzione all’innovazione basata sulle competenze e le professionalità; promozione della connettività tra i soggetti attivi perché lavorino insieme come un sistema coeso.

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Una poesia e un'immagine per augurarvi un buon 2014

Carissimi,
augurare un Buon Natale e un anno felice di questi tempi è un azzardo. Ci provo con tutto il cuore, facendomi aiutare da un talismano. Il primo è dato dalle parole di incoraggiamento di Bertolt Brecht che ci incitano a trovare un senso alla nostra vita attraverso l’amore (ci ho messo assieme uno dei quadri di Chagall che amo di più).

Vi auguro quindi un buon 2014, in cui essere semplici come colombe, ma astuti come serpenti, perché è un anno chiave e non possiamo rischiare di perdere l’occasione del cambiamento.

Con affetto

Carlo

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Forconi? "qu'ils mangent de la brioche!"

E’ la frase che si attribuisce a Maria Antonietta quando le annunciarono, appena prima della rivoluzione, una rivolta con i forconi di un popolo che non aveva più pane. Il rischio che la politica risponda completamente fuori tono alla protesta di piazza esisteva allora ed esiste ora quando alla rabbia disperata la risposta arriva incomprensibile e distorta. E vedo la rabbia di casa anche nel pubblico impiego.
Mi aggiro quindi tutti i giorni tra gli uffici pubblici e i commenti che quotidianamente vengono postati a latere degli articoli nostri e dei vari quotidiani online, per comprendere le ragioni che sono alla base di una rabbia vera, quella che può animare per mesi piazza Tahrir, separandole dai momentanei sbuffi che al massimo producono qualche “Vaffa”. Ne è uscito un sommario e provvisorio elenco delle cose che appaiono ora, nella PA, assolutamente insopportabili e che devono quindi trovare risposte adeguate (pane non brioche) immediatamente (settimane, non mesi, né tantomeno anni), per evitare che “i forconi” trovino nell’impiego pubblico altra truppa per riempire le piazze.

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E se per caso il Governo durasse?

Se per caso le agitate acque della nostra politica di bottega concedessero comunque a questo Governo un tempo ancora sufficientemente lungo per portare a casa qualche risultato, cosa vorrei che mettesse in cima alle sue priorità per quanto riguarda il government? Difficile gioco della torre perché le cose da fare subito sarebbero tantissime, ma ci provo indicando cinque sfide che hanno anche la pretesa di suggerire al Governo di essere coraggioso e di uscire dalla vaghezza, perché è tempo per una agenda concreta e realistica, che cambi radicalmente le aspettative e dia fiato alla parte migliore della PA. Cinque sfide quindi, che si possono mettere sul tavolo e vincere nel giro dei diciotto mesi che i più ottimisti indicano come tempo massimo di scadenza dell’attuale esecutivo. Eccole...

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La strategia dell'ignoranza

Qualche tempo fa mi hanno invitato in uno di quei consèssi così esclusivi che già solo varcarne la soglia è segno di grande prestigio. Si parlava, in un numero abbastanza ristretto ed estremamente qualificato di personalità, della mission impossible di migliorare radicalmente le performance dell'amministrazione pubblica perché non costituisca il vero spread di efficienza del Paese. Mentre ascoltavo in silenzio mi chiedevo come mai nessuno aveva nominato la digitalizzazione né come obiettivo, né come mezzo. Alla fine mi sono dovuto arrendere all'evidenza: dipendeva dall'ignoranza. Buona parte della crema della nostra classe dirigente non possiede né il sapere tecnico né le basi teoriche. Visto come scegliamo la nostra classe dirigente e come la trattiamo, non potrebbe essere diversamente. Provo ad elencare sette vizi capitali.

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Mio figlio ha occupato il suo Liceo

Mio figlio, quasi diciottenne, ha occupato il suo Liceo a Roma assieme ad un gruppo di studenti. Alla mia richiesta di spiegarmi le sue ragioni mi ha risposto che sono molto arrabbiati con il Governo, ma non sanno bene perché, tranne che gli sembra di non avere futuro, che gli abbiano “espropriato i sogni”. Io anche sono molto arrabbiato, ma a differenza sua il perché lo so, anche se sono dubbioso che l’occupazione sia la miglior cosa da fare. So infatti che, come diceva il mio compianto amico Paolo Zocchi, “l’Italia non è un Paese per i giovani”. Qualche dato, perché è bene partire dai fatti.

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Necrofilia amministrativa

Spesso il necrofilo si riconosce da una mania fobica per la pulizia: lo vedi con lo straccetto imbevuto d’alcol che sterilizza dovunque si poggi. Il necrofilo amministrativo, che di questa sindrome è un caso di specie interessante, si riconosce invece dalla costante paura della responsabilità e dal tentativo di sterilizzare qualsiasi scelta facendola diventare un adempimento obbligatorio che svincoli il vertice amministrativo da qualsiasi contaminazione.

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La lotta fra poveri del pubblico impiego

Il decreto legge 101/2013 (il cosiddetto “decreto D’Alia”), relativo alla razionalizzazione della PA è stato convertito ed è ormai legge dello Stato. Di questo complesso e tormentato provvedimento mi interessa qui parlare della vexata quaestio che ruota intorno ai precari nel pubblico impiego. Premesso che a mio parere il Decreto legge 101 è un buon compromesso, probabilmente il migliore possibile oggi ed è dettato da sano buon senso, esso non può che mettere in evidenza un conflitto di fondo che sarà bene chiarire e su cui è necessario farsi un’idea.

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