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forumpa 2013

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Legge 104, open data e controllo sociale

La legge 104, quella che prevede permessi per assistere familiari affetti da handicap o da malattie invalidanti, accende da sempre gli animi. Il tema ha totalizzato sul nostro sito già oltre 300.000 lettori, più di 3.000 commenti e un’attenzione sempre costante da quando tre anni fa Brunetta cominciò ad occuparsene. È una testimonianza certa che lì c’è un nervo scoperto: basta leggere  i vostri interventi per aver chiara la forte polemica che sussiste tra chi difende i propri diritti e rivendica un’attenzione dello Stato alla propria condizione di fragilità e bisogno e chi denuncia abusi e soprusi in nome di un’assistenza a volte solo evocata, più che effettivamente svolta. Di fronte a questo stato di cose vederci chiaro era difficile: i dati che c’erano erano nebulosi e aggregati in macro categorie di enti, i confronti erano impossibili. Ora la nebbia in buona parte si dirada e possiamo esaminare il fenomeno in ogni dettaglio. Il cosiddetto "collegato lavoro"della fine del 2010 ha, infatti, introdotto l'obbligo della comunicazione al Dipartimento della Funzione Pubblica dei dati relativi ai permessi fruiti dai dipendenti pubblici in base alla legge 104.

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Un new deal per progettare un nuovo ruolo del settore pubblico e una PA che funzioni meglio e costi meno

Ancora le cifre sono ballerine, ma si parla per il prossimo biennio di più di otto miliardi di tagli nelle spese dei Ministeri e di circa altrettanto per gli Enti locali e le Regioni. Forse alla fine qualche taglio sui tagli ci sarà, ma si tratta comunque di cifre enormi che vanno a gravare su bilanci già ridotti dalle precedenti manovre. Di fronte a questa debacle che fare? attendere passivamente che arrivi la falce tenendo il più possibile la testa bassa? provare a spuntare qualcosa a spese dei nostri vicini, come “polli di Renzo” tutti comunque destinati a una brutta fine? oppure provare a rilanciare, a prendere l’iniziativa, a immaginare un altro paradigma, un nuovo e diverso modo di intendere il settore pubblico, un new deal appunto, un “nuovo corso”, che si interroghi su quale modello di amministrazione pubblica serva ora al Paese e rifletta su un nuovo ruolo che il “government” può e deve avere nella società italiana per favorirne la ripresa e per contribuire a rimetterne in moto le energie vitali?

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Costi, sprechi e privilegi

Si sa che veder buttar via il cibo quando si ha fame è doppiamente doloroso, altrettanto è insopportabile constatare l’insieme stratificato dei privilegi che circondano la cosiddetta “casta” della politica. Ciascuna di queste “agevolazioni” ha avuto certamente un suo perché, magari anche razionale: la loro somma però è divenuta un mostro logico, oltre che politico e morale, specie in un momento di lacrime e sangue per le nostre tasche come questo. Eppure c’è qualcosa in questo assordante coro di sdegno, in queste centinaia di migliaia di fan che insultano gli “onorevoli” su Facebook, in questo proliferare di inchieste su quanto costa un cappuccino alla Buvette che mi lascia perplesso e che mi sembra stonato.
Provo a spiegarvi perché.

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I contest nella PA, scorciatoia o nuovo strumento di partecipazione?

 C’è un nuovo termine che si sta diffondendo in modo virale tra le pubbliche amministrazioni di tutto il mondo: contest. Wikipedia così descrive il termine: un evento in cui due o più individui o team partecipano in competizione l’un con l’altro, spesso per un premio o per un incentivo. Una semplice gara? Sì ma, per modalità di partecipazione e obiettivi, anche qualcosa di più. Tramite i contest, le amministrazioni si rivolgono all’"intelligenza collettiva”, come direbbe Lévy, per coinvolgere il pubblico nella definizione di idee, di soluzioni e di proposte per meglio governare la cosa pubblica. Vediamo insieme alcune iniziative.

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La cultura dell’openness per una PA che si rinnova

È evidente che non possiamo rimanere fermi a guardare. La crisi che attanaglia la nostra come le principali economie mondiali si riflette sulla pubblica amministrazione che si trova ogni giorno a dover dare di più spendendo di meno. Ne abbiamo già parlato in diverse occasioni e l’ultima edizione di FORUM PA è stata l’opportunità per ospitare riflessioni e approfondimenti sull’attuale situazione e, soprattutto, su quali potrebbero essere i nuovi modelli operativi e gli strumenti in grado di dare nuova forma ed efficienza a una pubblica amministrazione in cerca di ruolo .

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Dalla trasparenza globale al controllo globale? Il Garante-privacy invita a governare Internet e a gestire le nuove tecnologie

Innovare sì, ma governando i rischi con attenta consapevolezza: è questo in estrema sintesi il messaggio che viene dalla relazione annuale del garante dei dati personali, mai come quest’anno attenta all’evoluzione delle tecnologie e preoccupata di una certa inversione di tendenza nel pendolo della sensibilità collettiva. La riservatezza rischia infatti di essere percepita non più come un valore da difendere, ma come “una inaccettabile pretesa di limitare il diritto a conoscere e sapere”. Una relazione coraggiosa, che in buona parte condivido, che prende posizioni molto nette contro il rischio che un uso “leggero” del diritto di informare ed essere informati possa far sì “che ciascuno diventi allo stesso tempo il potenziale controllore ed il possibile controllato, il cacciatore e la preda”.

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TAV in Val di Susa: comunque vada abbiamo perso. Tutti

Avevo programmato di dedicare questo editoriale all’interessante relazione annuale del Garante dei Dati personali, lavoro di grande peso e impatto, anche futuro, sulle politiche di innovazione, ma irrompe nella cronaca l’azione di polizia in Val di Susa e non posso evitare di condividere con voi il profondo senso di fallimento che quelle immagini mi hanno suscitato. Parleremo della relazione di Franco Pizzetti la settimana prossima.

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La concorrenza non è un lusso: la relazione di ieri dell’Antitrust esprime una forte preoccupazione

Ieri è stata presentata la relazione annuale dell’Antitrust (L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), l’ultima relazione con la Presidenza di Antonio Catricalà: l’ho trovata particolarmente chiara e stimolante, anche se molto preoccupata. Ve ne racconto i fondamentali. Il punto chiave è già nella prima pagina delle considerazioni iniziali: “la concorrenza non è un lusso da concedersi solo durante i cicli economici espansivi ma diventa strumento indispensabile nei periodi difficili per sostenere la ripresa e difendere i consumatori.”

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Innovare l’innovazione: la lezione dei referendum

La parola innovazione solo sul nostro sito ricorre più o meno in tremila documenti, non parliamo neanche del numero delle occorrenze se la ricercate su Google. Mi pare utile quindi una riflessione per provare a precisarne meglio alcuni aspetti alla luce dei risultati dei referendum. Io credo sia nella nuova attenzione a quella che in un articolo di qualche tempo fa ho chiamato “innovazione empatica”. Stiamo parlando di cose come la capacità di fare rete, la consistenza e la qualità dei beni relazionali del Paese, la coesione sociale e con essa la capacità delle comunità di reagire alla crisi in forme non competitive, ma collaborative e solidaristiche.

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Open data? Un esempio così vicino e ancora così lontano

La scorsa settimana vi avevo parlato di una ricerca della McKinsey sull’impatto dell’economia di Internet sullo sviluppo e la crescita. Oggi ci rivolgiamo invece alla più vicina Francia e vi racconto (e vi traduco) la circolare che il primo Ministro Fillon ha inviato per lanciare in tutta la PA francese il programma di Open data. L’esempio ci interessa perché segna una strada che saremmo in grado sin da oggi (oggi, non tra un anno) di applicare anche da noi.

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