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Chi ha paura dei numeri nella PA che cambia?

Gli impiegati pubblici italiani sono più o meno della media europea? Ci sono più uffici pubblici a Catania o a Venezia? Tutti i dipendenti delle amministrazioni hanno Internet? E lo usano? E per far che? Come sempre se cercate risposte difficilmente potrete basarvi su numeri certi e spesso le opinioni, e ahimè anche le decisioni, si basano così sulle impressioni piuttosto che sui fatti.Ora è il momento di fare chiarezza, anche a costo di dover dare l’addio a convinzioni di comodo. Parte infatti in questi giorni il Censimento dell’Industria e dei Servizi, realizzato dall’ISTAT, che coinvolge le istituzioni pubbliche attraverso una rilevazione esclusivamente on line.

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Caro direttore, ti scrivo

Caro direttore, ti scrivo…non so ancora chi tu sia, dovresti essere nominato entro domani (sono passati 30 giorni dal decreto del 26 giugno) a dirigere l’altisonante e ambiziosa “Agenzia per l’Italia Digitale”, ma forse dovrai aspettare qualcosa di più. Saresti dovuto essere scelto attraverso un avviso pubblico, di cui però si sono perse le tracce nella canicola di luglio, ma comunque in un qualche modo sarai scelto e incaricato. Sono certo (quasi certo) che sarai una personalità competente, uomo o donna che tu sia (ma la seconda opzione mi pare fantascienza), sopra le parti, in grado di immaginare un percorso per farci risalire una china internazionale che invece stiamo rapidamente scendendo. Sono certo che avrai chiara l’enorme responsabilità di essere nei fatti il CIO (chief information officer, ossia il capo dell’ICT) del Paese e, se l’accetterai, avrai chiara anche la strada da fare: proprio per questo ti scrivo.

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Non facciamo diventare la Smart City una moda "vuota"

Ieri ho passato una giornata a Reggio Emilia dal Presidente dell’ANCI Graziano Delrio a confrontarci con università, città, aziende e centri di ricerca su come utilizzare al meglio il bando del MIUR che finanzia ricerche e sperimentazioni sulle smart city e le smart community. Mentre discutevamo leggevo distrattamente la prima pagina di Repubblica online che apre con l’annuncio di una percentuale di poveri in Italia giunta ormai all’11,1%. Viene subito da chiedersi se possiamo permetterci di progettare ora le smart city, mentre la crisi morde i più deboli e la tempesta non sembra avere mai fine o stiamo partecipando a un ballo sul ponte del Titanic. La mia risposta è che investire nelle città intelligenti sia necessario e opportuno, ma a determinate condizioni.

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Tra tagli lineari e spending review che fine ha fatto l'innovazione?

Oramai non fa più notizia o, meglio, non quanto dovrebbe: chiamiamoli tagli lineari o spending review la pubblica amministrazione viene vista e trattata come un corpaccione grasso da snellire rapidamente a colpi di mannaia piuttosto che di chirurgia estetica. Non ci sono dubbi che sia un processo, negli intenti ultimi, necessario ed inevitabile ma quello che lascia perplessi, ogni volta che si riaffronta il problema, è la mancanza di un progetto esplicito su quali siano i modelli operativi e gli strumenti che una pubblica amministrazione mutilata dovrebbe adottare nel cercare, a fronte della drastica riduzione dei costi, di svolgere la propria funzione di pubblico interesse. Una pubblica amministrazione che, continuando su questi passi, è destinata sempre più a diventare quel "regno inerme" ipotizzato da De Rita, sempre più distante dalla società e dai bisogni dei suoi cittadini.

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Pubblico o privato? Nel caso del CSI Piemonte dobbiamo andare oltre le ideologie

Parto da un caso concreto per pormi qualche interrogativo sulla difficile scelta se lasciare la produzione di servizi al privato o tenerla in mano pubblica. Premetto subito la mia idea: non ci sono scelte che vanno bene per tutte le occasioni. Va visto caso per caso e con serena oculatezza, ma non possiamo neanche accontentarci di soluzioni precotte per cui “il pubblico è sempre meglio” oppure, come attualmente va il pendolo, “il mercato è l’unica soluzione”. Partiamo da un caso, quello del CSI Piemonte, e da un fatto: oggi CSI Piemonte corre il serio rischio di essere smantellato in nome del risparmio e del dogma per cui "privato è meglio". In questo caso, dopo aver visto le carte, esaminato i numeri e lo stato dell’arte, credo che la privatizzazione non sia una buona idea e rischi di essere un danno per l’economia della regione, per i cittadini, per il processo di digitalizzazione del Paese. Vi spiego perché.

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Le telefonate degli statali

La circolare del Ministro delle PA e semplificazione Filippo Patroni Griffi che prevede il taglio delle telefonate interurbane e verso cellulari per i dipendenti si presta a più di una considerazione. Non si può che convenire con lui sia sulla necessità del risparmio nelle spese di gestione delle amministrazioni, sia sull’opportunità di non trascurare nessuna spesa, neanche quelle che possono sembrare marginali. Entrando però nel merito sono molto perplesso e vi sottopongo tre riflessioni veloci sotto forma di domande: perché normare gli zombie? Chi governa oggi le spese in ICT delle amministrazioni? Che fine ha fatto l’autonoma responsabilità del dirigente e il “governo per budget”?

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INPS: dati, metadati e esodati.

Sul pasticciaccio dei dati relativi ai cosiddetti “esodati” è difficile aggiungere parole che non alimentino un’ulteriore confusione, mi pare però necessario che anche qui sfruttiamo l’occasione per imparare dall’esperienza. Voglio quindi ribadire alcuni concetti fondamentali che sono alla base dei nostri valori e del nostro impegno per l’open government e per la trasparenza. Provo a dirvi i miei punti chiave, che riguardano per prima cosa la proprietà dei dati, poi il diritto di accesso e il dovere della trasparenza, poi la cultura del dato e l’obbligo della chiarezza, infine i rapporti istituzionali tra amministrazione e politica. Attendo vostri commenti.

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Quel che ho capito del Rapporto sul coordinamento della Finanza Pubblica presentato dalla Corte dei Conti

Luci e ombre nel rapporto della Corte dei Conti sulla Finanza Pubblica presentato ieri: trecentoventitre pagine dense e ricche di dati e di informazioni che danno conto di profonde contraddizioni. Ottimi risultati nella riduzione delle spese, ma a scapito soprattutto degli investimenti; enti locali complessivamente virtuosi, ma spesso costretti a nascondere il debito sotto il tappeto delle aziende partecipate; miglioramento dei conti nel settore della sanità, ma ancora rischi gravi di corruzione, lì più che altrove; aumento della pressione fiscale, ma fortissimo tasso di evasione; entrate crescenti, ma insoddisfacente equità; importanti successi congiunturali, ma ancora nessun nuovo disegno delle amministrazioni pubbliche e del loro perimetro.

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Riflessioni sparse su un terremoto che non doveva esserci

In momenti così drammatici chiunque, dopo aver provato umana compassione e dolore, cerchi di riflettere sul quel che è successo e su cosa abbiamo da imparare rischia di vedersi appioppare l’accusa di voler strumentalizzare la tragedia. Io credo invece che noi esseri umani, o almeno quelli che non hanno perso una parte essenziale della loro potenzialità di crescita, siamo evoluti imparando proprio da quel che ci succede intorno: usandolo esattamente come strumento per progredire. Quindi accetto di “strumentalizzare” il terremoto e provo a esprimere a caldo qualche riflessione su cosa possiamo imparare.

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I risultati di FORUM PA 2012: se c’è crisi, non è certo di iniziative e progetti!

Quello che si è chiuso sabato scorso è stato un FORUM PA del tutto particolare, pur nelle difficili situazioni in cui ci troviamo la 23^ edizione della manifestazione è stata infatti ricca come non mai di segnali di speranza, così necessari in questi tempi di crisi. Proviamo a leggerli insieme.

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