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Incarichi fiduciari nella PA: sì o no?

Nella foga televisiva di una puntata di Ballarò, Matteo Renzi la settimana scorsa ha coraggiosamente affermato, nella forma tranchant che gli è propria, di immaginare nella Pubblica Amministrazione che tutti gli incarichi dirigenziali di vertice siano a termine e soggetti ad una valutazione di risultato. Immediata è stata la risposta delle associazioni di dirigenti che hanno ricordato al sindaco di Firenze la caratteristica costituzionale di imparzialità della PA e, rinvenendo nelle sue parole un evidente rischio di una PA ancella della politica, hanno rivendicato una volta di più la separazione della politica dall’amministrazione. È interessante che queste critiche siano arrivate più forti dalle associazioni dei dirigenti “più giovani”.

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La PA e l’innovazione nei programmi dei candidati alle primarie del centrosinistra

Come sapete il 25 prossimo si vota per le primarie del centrosinistra, mi è sembrato interessante quindi, specie in un momento molto confuso e polemico come questo, guardare cosa i programmi dei cinque candidati raccontano su quale sia la PA a cui tendono e quale peso abbia per loro l’innovazione. Ovviamente faremo lo stesso anche per le primarie del centrodestra, quando saranno definiti programmi e candidature.

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Per ora 4.028 eccedenze nella PA: troppe o troppo poche?

Prima la comunicazione di Patroni Griffi in un incontro a porte chiuse ai sindacati, poi un twitter con la cifra, infine una tabella proposta sul sito istituzionale: cominciano ad uscire i numeri dei dipendenti pubblici in sovrannumero. Sino ad ora, esaminati 9 Ministeri (ma per es. non Giustizia e MIUR), 21 Enti di ricerca e 20 Enti non economici (ma non l’INPS che è il più grande), il Ministro ha annunciato che, su circa 93.000 dipendenti ci sono 4.028 impiegati di troppo (4,3%), mentre si parla di un eccedenza di 48 dirigenti generali e 439 dirigenti di seconda fascia. Come sempre annunci di questo genere suscitano molte reazioni, anche emotive. Noi però siamo gente appassionata, ma che cerca di ragionare a mente fredda e quindi vi propongo un’analisi che parte dai fatti, legge poi le reazioni, spiega le parole e alla fine, ma solo alla fine propone una provvisoria e personale valutazione.

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SMART City Exhibition 2012: l’anti bla-bla

“C’è crisi, c’è grossa crisi…” diceva qualche anno fa un esilarante Corrado Guzzanti, e che ci sia crisi lo sappiamo bene, ma ci sono poi delle cose che fanno bene all’animo e ci rimettono sulla strada. La prima edizione di Smart City Exhibition, che abbiamo organizzato con Bologna Fiere la scorsa settimana, è stata una di queste ed è interessante cercare di capire perché sia andata così bene (a breve sarà disponibile il nostro comunicato conclusivo con tutti i dati) e perché abbiamo raccolto una così imponente mole di contributi italiani ed internazionali di valore (oltre a una rassegna stampa monumentale).

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Per una "smart city DOC"

Lunedì prossimo, 29 ottobre, comincia per noi una grande e impegnativa sfida a cui siete tutti invitati: tre giorni a Bologna per costruire la “smart city DOC”. “DOC” come “Denominazione di Origine Controllata” per sottolineare che una città intelligente italiana sarà per tradizione, cultura, reti sociali e problemi diversa da una neo-città cinese o da una città scandinava e che dobbiamo usare questa differenza come una chance, non come un ostacolo. “DOC” come “Definizione Operativa Condivisa” che è quella che scriveremo alla fine della kermesse ed è proprio quello che manca a noi, ma anche agli strumenti di legge, quando parliamo di smart city. Una definizione che ci aiuti a non disperdere le forze, a delimitare il campo, a fare sistema, a cogliere insieme le opportunità che l’innovazione ci offre.

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Lavoro pubblico e riforma costituzionale: l'errore del centralismo

Il recente disegno di legge di riforma del titolo V della Costituzione approvato pochi giorni fa in Consiglio dei Ministri, per altro apprezzabile nel suo obiettivo di ordinare una materia che la precedente riforma del 2001 aveva lasciato con enormi buchi, prevede il ritorno allo Stato della potestà legislativa esclusiva per quanto riguarda il lavoro pubblico. Introduce infatti la “disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni” nel punto g) dell'art 117 della Costituzione che elenca le aree di potestà esclusiva dello Stato. In parole povere né leggi regionali né norme o statuti degli enti locali avranno più possibilità di regolare temi quali assunzioni, valutazione, stabilizzazioni, ecc. Io credo che sia una scelta profondamente sbagliata sia nei suoi presupposti teorici sia nei suoi effetti pratici. Cercherò di argomentare questa convinzione…..

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Decreto sviluppo bis: ora abbiamo qualche mattone per l’Agenda digitale, ma non basta

Sono troppi anni che andiamo sbavando per uno straccio di presa di posizione di Governo sull’Agenda Digitale del Paese per sparare addosso al nuovo decreto legge, che finalmente dedica a questo aspetto fondamentale dello sviluppo una buona parte dei suoi 38 articoli. E questa è senz’altro una buona notizia. Cerchiamo quindi di essere positivi anche nelle critiche: volevamo costruire un importante ed ambizioso palazzo e abbiamo intanto messo giù, sul terreno del cantiere, un po’ di mattoni

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Povera trasparenza, morta asfissiata!

Tartassata dalla crisi, trascurata per un’urgente spending review, coinvolta in salvaRuby e altre amenità la trasparenza delle pubbliche amministrazioni versava già in uno stato comatoso, mostrando palpiti di vita solo in pochi illuminati enti locali. L’affastellarsi di norme, di specifiche, di commi che, ricordando quello che era già obbligatorio lo prescrivono nuovamente, ma con originali dettagli, la stanno uccidendo. Mentre moltiplichiamo le leggi, sempre più dettagliate e potenzialmente “decisive”, scopriamo candidamente che le norme che c’erano che, se applicate, avrebbero già cambiato il volto delle amministrazioni, rimangono ancora totalmente lettera morta. Volete delle prove? Vi suggerisco qualche lettura.

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Il buco e la foca

Sì, lo confesso, l’immagine pulita di un buco nel ghiaccio, intorno a cui stiamo tutti aspettando che emerga la mitica “ripresa” mi piace assai di più del famoso tunnel con una luce in fondo, che poi non sai mai se è l’uscita o un treno che ci viene addosso! Il punto è che, per quanto posso vedere, stiamo tutti aspettando infreddoliti che la foca esca di nuovo dallo stesso buco in cui si è inabissata. Ecco io credo che non sarà quello il buco da cui riuscirà e che con grande probabilità neanche sarà la stessa foca. Fuor di metafora già tre anni fa in un editoriale dal titolo “La crisi e poi?” citando Rampini incitavo a non sprecare la crisi, ma ad operarci per cambiamenti sostanziali non tanto e non solo nei processi e nei contesti (un po’ di liberalizzazioni, una spruzzata di incentivi, un goccio di semplificazione, un bicchierino di ricostituente alle nuove imprese), quanto nel nostro stesso immaginare il futuro e quindi nelle scelte strategiche di fondo. Molta acqua è passata sotto i ponti, ma ancora non vedo quella svolta che potrebbe aiutarci a non congelarci in un’attesa forse vana.

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Le città a colori: diversità, disomogeneità, relazioni siano valori non problemi

L'Italia ha un drammatico problema di rapporto debito/PIL. Per uscirne occorre ridurre il debito e tornare a crescere. Per fare questo in modo più rapido possibile e in un quadro di competizione globale, le città rappresentano i nodi decisivi di rete da rafforzare, aiutare, stimolare. Questa volta come editoriale vi voglio regalare un breve saggio sul tema di Mauro Bonaretti, direttore generale di Reggio Emilia e presidente di Andigel che i nostri lettori ben conoscono. Mauro parte dallo stato dell'arte, non certo soddisfacente, del rapporto tra governo centrale e autonomie locali per lanciare un appello che è anche un manifesto culturale: abbandoniamo la visione delle città in bianco e nero e abbracciamo il progetto di una città a colori dove diversità, disomogeneità, relazioni sono valori non problemi.

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