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Questioni di metodo

Quando mi capita di trovarmi in uno stato di confusione (e in questo momento mi pare che non sia il solo), mi fermo e metto a posto, immagininando e sperimentando un metodo per riordinare tutto. Senza scomodare Cartesio un “discorso sul metodo” mi sembra oggi molto opportuno quando parliamo di politiche pubbliche, e di politiche pubbliche dovremo urgentemente occuparci quali che saranno gli equilibri di governo. Anche qui infatti si sono ammucchiate scadenze e programmi che non possono aspettare e a cui dovremo subito metter mano.

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Ho deciso per chi votare

Dopo una lunga riflessione e dopo aver letto centinaia di pagine di programmi e di dichiarazioni ed essermi sorbettato decine di ore di televisione, ho finalmente deciso per chi vorrei votare e questa mia convinzione darà, almeno lo spero, un sapore nuovo e positivo al nostro prossimo FORUM PA 2013 (28-30 maggio) e al suo programma che sarà centrato sulla convinzione che il Paese ce la può fare, ma solo se abbiamo le idee chiare e una volontà tenace.

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Dirigenza pubblica: le tentazioni del nuovo Ministro

Caro Ministro, anche se ancora non ti conosco e neanche so a che schieramento politico farai riferimento, voglio bruciare i tempi e metterti da subito in guardia contro alcune delle principali tentazioni che aleggiano su Palazzo Vidoni, che io bazzico ormai da tanti anni, soprattutto quando si parla di dirigenza pubblica. Non è tutta farina del mio sacco: ieri abbiamo riunito proprio a Palazzo Vidoni un centinaio tra chi, professori e dirigenti della PA centrale e locale, ha passato tutta la sua vita lavorativa cercando di contribuire alla riforma della PA e gli abbiamo chiesto se aveva ancora un senso parlare di management pubblico. Ne è uscito un quadro di grande interesse che è alla base, caro Ministro, di questi mie considerazioni e che fa riferimento anche ad un documento di Mauro Bonaretti che trovi in questo stesso editoriale.

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Tagliare gli sprechi, non i sorrisi. Che fine ha fatto il benessere organizzativo?

Nei miei giri nelle amministrazioni pubbliche è un po' che vedo pochi sorrisi e molte facce scure e preoccupate. A furia di continue rincorse dei nostri candidati a chi taglia di più, certo le preoccupazioni di chi la PA deve continuare a farla funzionare ed è tenuto a erogare servizi non sono infondate, ma c'è anche un altro aspetto che oggi vorrei mettere in luce. La sparizione da qualsiasi impegno e da qualsiasi discorso sull'amministrazione pubblica del tema del cosiddetto "benessere organizzativo", su cui pure ci eravamo impegnati negli anni passati. Avevamo scritto tanto, tanti ministri avevano emanato provvedimenti, leggi dello Stato ancora in vigore ne prescrivono la tutela e l'osservazione, ma nessuno se ne occupa più. O almeno "quasi" nessuno, infatti il tema mi viene sollecitato da due fatti in controtendenza.

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C’è solo la strada su cui puoi contare*

Che questo sia un anno di discontinuità non c’è bisogno di dirlo: cambierà il Governo, molti Governi regionali e locali, il Presidente della Repubblica... ci dicono persino che finirà la crisi! Eppure ho la netta impressione che in queste analisi la realtà sia uscita dalla porta di dietro e che non stiamo cogliendo il punto. Mi pare quindi che abbiamo bisogno di un terzo occhio e di un nuovo paradigma. Provo a fare qualche esempio richiamando alla mente in estrema sintesi cose già dette e proponendone qualcuna nuova.

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Economia digitale: chi l’ha vista?

Ho letto con molta attenzione il puntuale resoconto dell’azione di Governo che Palazzo Chigi ha pubblicato sul suo sito, anche se poi è stato repentinamente tolto ed in questo momento (sono le 10.00 del 4 gennaio) è introvabile. In questo breve editoriale, il primo dell’anno nuovo, vorrei proporre un commento relativo esclusivamente all’economia digitale e alle politiche industriali che lo sviluppo di questo settore fondamentale per la ripresa richiedono. Sono infatti sempre più convinto, esaminando anche le azioni puntuali dei Governi delle principali economie mondiali, che la chiave della ripresa sia lì e che da parte nostra ci sia una radicata e tenace sottovalutazione di questo settore.

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Cronache di un anno bisesto

Sia la fine del mondo che stiamo aspettando, come dicevano i Maya, sia più semplicemente "L'anno che verrà" come diceva Lucio Dalla certo non vediamo l'ora che questo brutto anno bisesto-anno funesto che è stato il 2012 finisca e cominci un 2013 sperabilmente un po' meglio. Difficile sottrarsi dal fare consuntivi e rendiconti: io proverò a raccontare a modo mio l'anno che finisce stilando qualche elenco, ma per evitare il "ne ultra crepidam" che i latini intimavano a calzolaio presuntuoso, rimarrò nel campo dell'innovazione della PA.

Vi propongo quindi tre elenchi. Se avete voglia di giocare con me, magari aiutatemi ad arricchirli.

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La crisi, la PA, le prospettive del nostro lavoro

Oltre l’ottimismo della volontà ci vuole anche una grande pazienza per ripartire di nuovo a confrontarci con una crisi di Governo. In ventitré anni di FORUM PA di Governi ne ho visti nascere e spegnersi quindici, pochissimi di morte naturale alla fine di una legislatura, quasi tutti soppressi per l’affollarsi di contrastanti e provvisoriamente urgenti interessi. Ad ogni crisi il rimpianto per le cose non fatte si è confuso con la tenace speranza che con il prossimo esecutivo si sarebbe potuto contare su quel coraggio riformista che è stato il vero ingrediente mancante di tutte le nostre ricette politiche.
Oggi che alla crisi si accompagna anche la fine della legislatura e il rinnovo di importanti cariche, è più che mai necessario non perdere la bussola. Apriamo quindi un cantiere per confrontarci sui grandi temi che dovranno guidare un indispensabile ripensamento del settore pubblico.

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Perché le PA non stanno rispondendo al censimento ISTAT?

Il 20 dicembre prossimo scade il termine ultimo per rispondere al questionario (on line naturalmente) del Censimento delle Istituzioni Pubbliche. Purtroppo il numero dei rispondenti è ancora molto, molto basso nonostante rispondere non sia un’opzione, ma un obbligo di legge con tanto di sanzioni per i dirigenti responsabili e inadempienti. Le prossime due settimane sono quindi un’occasione da non perdere: rispondere al censimento può infatti voler dire non solo rispettare un obbligo, ma cogliere l’opportunità per ripensare a come le informazioni girano o non girano nell’organizzazione, a quali difese implicite o esplicite si sono strutturate nel tempo contro la trasparenza, a quanto i numeri fondamentali dell’ente sono noti al suo stesso interno. Una trasparenza interna che diventa premessa indispensabile per la trasparenza e l’accountability verso i cittadini e quindi per rispettare quella “total disclosure” che la legge ormai impone a tutte le amministrazioni pubbliche.

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Incarichi fiduciari nella PA: sì o no?

Nella foga televisiva di una puntata di Ballarò, Matteo Renzi la settimana scorsa ha coraggiosamente affermato, nella forma tranchant che gli è propria, di immaginare nella Pubblica Amministrazione che tutti gli incarichi dirigenziali di vertice siano a termine e soggetti ad una valutazione di risultato. Immediata è stata la risposta delle associazioni di dirigenti che hanno ricordato al sindaco di Firenze la caratteristica costituzionale di imparzialità della PA e, rinvenendo nelle sue parole un evidente rischio di una PA ancella della politica, hanno rivendicato una volta di più la separazione della politica dall’amministrazione. È interessante che queste critiche siano arrivate più forti dalle associazioni dei dirigenti “più giovani”.

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