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Open innovation: per avere impatto bisogna rinunciare al controllo. Simon Schneider a FORUM PA 2012

"A Innocentive Grand Challenges forniamo gli strumenti e le metodologie per fare innovazione aperta. Creiamo connessioni fra le persone con le idee (imprenditori, ricercatori) e le persone che cercano idee (imprese, governi, Venture Capitalists). Cerchiamo di risolvere problemi attraverso i premi: non i classici premi "alla carriera", ma una "sfida" che puo' durare anche due anni, con un premio molto significativo. E il premio viene vinto solo da chi riesce a fornire la soluzione al problema". Così Simon Schneider, General Manager, Grand Challenges & Head of EMEA - InnoCentive, in questa intervista a David Osimo, anticipa i temi del suo  key note speech a FORUM PA 2012 il 17 maggio, ore 15.00 sul tema "Nuovi modelli per finanziare l'innovazione: incentivi e open innovation"(è prevista la traduzione simultanea). "Quello che noi costruiamo  - dice - è una specie di eBay delle idee, alla ricerca di soluzioni ai problemi reali delle organizzazioni e della società". 

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I soldi per pagare i debiti? Lo Stato se li fa prestare (obbligatoriamente) dagli enti locali

Nel Decreto Legge sulle liberalizzazioni, viene annunciata una boccata d’ossigeno per i creditori delle PA: immediatamente disponibili 5,7 miliardi di euro per estinguere parte dei debiti accumulati dalle amministrazioni pubbliche verso i creditori. Ma da dove spuntano questi soldi? Semplice: da comuni, province e regioni, che dal 29 febbraio prossimo saranno obbligati a versare la propria liquidità di cassa a Banca d’Italia. Ne parliamo con Carlo Rapicavoli, Direttore Generale della Provincia di Treviso che in un recente articolo ha sollevato il problema. 

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Reti e rivoluzione. Il modello RES - Reti di Economia Solidale

Con 22.000 iniziative, 700.000 lavoratori coinvolti, 4.4 miliardi di dollari fatturati e 160 milioni in investimenti annui le Reti di Economia Solidale (RES), sono una realtà nel Brasile del presidente uscente Lula. Perché ci interessano? Euclides A. Mance, antropologo, già consulente del Governo Lula, UNESCO e FAO per progetti di sviluppo locale, spiega che le RES rappresentano un modello emergente dalla interconnessione di reti della società civile. Una fitta intelaiatura di organizzazioni, movimenti e gruppi sociali che riorganizzano l’intera filiera produttiva riorientandola al bem vivir di ciascuno dei soggetti coinvolti.

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Per attirare cervelli i territori devono vendersi bene: Claudio Carnino un italiano in Startup Chile

Che ci fa un ragazzo di 22 anni di Torino a Santiago del Cile? Semplice, è stato invitato lì dal governo locale per aprire la propria startup e, soprattutto, insegnare ai Cileni come si fa. Sembra assurdo per il nostro modo di vedere le cose, eppure nel mondo c’è chi cerca di accaparrarsi i migliori talenti e le migliori idee imprenditoriali a suon di investimenti. Abbiamo contattato Claudio Carnino, l’unico (per il momento) partecipante italiano al programma Startup Chile per farci raccontare quale è la strategia che sta dietro a questo programma e il proprio punto di vista.

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Innovazione, sostenibilità, tecnologia. La rivoluzione sociale delle reti

E’ un po’ lunga, ve lo anticipiamo. Ma la chiacchierata via skype con David Lane - dello European centre for living technologies - è molto interessante perché affronta l’innovazione partendo dall’ideologia a cui è funzionale. La tesi di Lane e del suo gruppo di lavoro sul progetto INSITE descrive la nostra come una società organizzata attorno alla “creazione continua di nuovi artefatti che devono essere utilizzati da persone e organizzazioni, offrendo funzionalità nuove in risposta a bisogni nuovi”. Il risultato è un modello di innovazione non sostenibile. Come cambiarlo? La riposta è nell’innovazione sociale, ma il processo di cambiamento è articolato e lungo…e non può che “emergere” dalle reti di organizzazioni della società civile. Special guest di un futuro non troppo lontano, si spera, la pubblica amministrazione.

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APSTI e Agenzia per l'Innovazione: un palcoscenico internazionale per le eccellenze italiane

Mario Dal Co, Direttore Generale dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’Innovazione, e Alessandro Giari, presidente di APSTI, ci illustrano motivazioni e obiettivi del protocollo d'intesa siglato il 12 maggio scorso nell'ambito di FORUM PA 2011.

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Chi sono i business angel e perché l'Italia ne ha bisogno

L’editoriale della settimana scorsa di Carlo Mochi Sismondi si concentrava sul sistema delle imprese e sul ruolo che esso ha nell’innovazione del Paese, ma un Paese che vuol crescere con l’innovazione puntando sulle buone idee, sui giovani e sulla valorizzazione di talento e merito deve possedere un’ossatura portante formata dal cosiddetto capitalismo buono. Investitori che credano nelle imprese innovative non solo prestando loro denaro, ma sostenendole nella fase di avvio. Cuore di questo capitalismo buono sono i “business angel“. Abbiamo chiesto al migliore d’Europa Francesco Marini Clarelli di accompagnarci alla scoperta di questa figura così importante, ma ancora poco conosciuta in Italia.

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La conoscenza che sprigiona innovazioni sociali. Chris Sigaloff, Knowledgeland

C’è un think-tank (pensatoio) che ama definirsi un do-tank. Una fucina di innovazione sociale che si chiama Knowledgeland, Terra della conoscenza. La conoscenza, infatti, è al centro dell’approccio all’innovazione del gruppo di lavoro olandese capitanato da Chris Sigaloff. L’obiettivo è rendere la società più intelligente, cioè capace di risolvere problemi a partire dal potenziale di conoscenza, relazioni e passioni di cui dispone. “Le attuali sfide sociali - spiega Chris - hanno in comune l’elemento della complessità. Anche se l’innovazione è da tempo nell’agenda politica, quella che si realizza è spesso di tipo top-down, frammentata, content driven e orientata alla soluzione. Questo tipo di innovazione porta effetti collaterali indesiderati, negativi e imprevisti. Per questo è necessario un approccio alternativo."

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Enrico Giovannini spiega il Benessere Equo e Sostenibile

Enrico Giovannini, Presidente dell'ISTAT in occasione del convegno "Oltre il PIL: l’impatto delle misure di benessere, sviluppo e qualità della vita sulle politiche dei Governi, delle istituzioni, delle imprese" di martedì 10 maggio 2011 a FORUM PA 2011 spiega perché il PIL non basta a misurare la crescita di una nazione e illustra i concetti di benessere organizzativo sostenibile e lavoro decente.

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Sporvic2 punto di incontro tra PA e impresa

Michele Parenti, coordinatore Sportelli unici integrati Comprensorio del cuoio e responsabile Sportello Sporvic, e Gabriele Toti, vicesindaco del Comune di Castelfranco di Sotto (Pisa), illustrano Sporvic2, la piattaforma applicativa open source che consente alla PA di gestire l'intero iter delle pratiche di Sportello Unico Attività Produttive (SUAP/SUE).

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