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Dialogo tra il Presidente di FORUM PA e un buon conoscente un po' cinico

Siamo arrivati all’apertura di FORUM PA 2015 e come ultima comunicazione prima della partenza volevo raccontarvi di un dialogo avvenuto ieri con un buon conoscente un po’ cinico (BCC) che mi ha arpionato fermandomi mentre andavo al lavoro in bicicletta.

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L’Agenda digitale si può fare se… Un contributo concreto, anzi 4, a #FPA2015

Le aree di impatto su cui si misura l'innovazione digitale sono le stesse su cui lavora chi si occupa di economia: occupazione, produttività, competitività internazionale, ecosistema startup. L'Agenda Digitale è dunque una riforma strutturale che va al di là del digitale puro e che non riguarda solo la PA o singoli comparti del Paese, ma l'intera nazione. Di lamentele sui ritardi e le inefficienze sull’attuazione dell’Agenda ne abbiamo sentite e lette moltissime, ora è il caso di provare a proporre qualche soluzione. Ci proviamo riprendendo l’hashtag di #FPA2015 #sipuòfarese ed il contributo degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, in particolare con Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio Agenda Digitale.

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Una dirigenza a rischio?

La prima impressione che ho avuto leggendo sia l’art. 9 del disegno di legge “Madia” che riforma la dirigenza, sia le reazioni dei dirigenti, è stata che è necessaria una robusta iniezione di fiducia. Il disegno di legge delega fa intravedere infatti in filigrana una scarsa fiducia della politica verso l’amministrazione, come se fosse composta tutta da conservatori, frenatori e burocrati; specularmente la reazione dei dirigenti alla riforma è improntata in generale ad una scarsissima fiducia nella politica, come se fosse fatta tutta di pirati che vogliono imporre solo yes man, veline o portaborse.  Ma la fiducia è necessaria per assumersi rischi e un dirigente che non rischia nulla non merita né di fare il dirigente né di guadagnare otto/dieci volte più di un suo dipendente. Ripartiamo quindi da qui: dal ripristinare le condizioni della fiducia, cominciando per prima cosa a guardare con onestà gli errori fatti, e non sono pochi.

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#sipuòfarese, #sipuòfarecon

Nel riformare la PA abbiamo bisogno di una dialettica vitale tra il “dentro” dell’amministrazione, ossia le donne e gli uomini che ci lavorano e che sono portatori di saperi, di competenze, di esperienze, ma anche spesso di “conservazione” e di tutele, e il “fuori” che è dato dalle esigenze a volte caotiche e contraddittorie di una società complessa e dalla politica, che è chiamata a leggerne e a soddisfarne i bisogni, ma non sempre riesce ad essere lungimirante e nello stesso tempo a tener conto di quanto già si è fatto. Siamo quindi condannati, tra due istanze che da sole sono due debolezze, a cercare la forza in un “dialogo” tra il dentro e il fuori. Da queste riflessioni nasce un secondo hashtag di FORUM PA 2015 che mette al centro la collaborazione, lo spirito di squadra, la condivisione. [vi segnaliamo che è on line un primo draft del programma della manifestazione e che è possibile iscriversi agli eventi]

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Il riduzionismo normativo e comunicativo che blocca l’innovazione

Tre eventi sugli Open Data degli scorsi giorni, apparentemente slegati tra di loro, mi hanno fatto riflettere sui limiti e le possibilità delle politiche dell'innovazione in Italia. L'immagine che ci viene restituita è quella che conosciamo bene di un paese ricco di energie vitali, con singole eccellenze distribuite a macchia di leopardo, ma che non fa sistema, non ha una visione che lo porta a non reggere i confronti internazionali. Non possiamo continuare a considerare l'innovazione come uno slogan da usare a tempo debito, come la foglia di fico per coprire la vergogna delle nostre inefficienze.

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Chiarezza chiarezza, mi punge vaghezza di te... la travagliata vita dell'Agenzia per l'Italia digitale

Così cominciava una bella canzone politica di quando ero giovane. Mi torna in mente stamattina quando ci svegliamo, dopo l’annuncio delle dimissioni di Alessandra Poggiani da direttrice dell’AgID, senza più una guida per la già tanto travagliata strategia per l’Italia digitale, ossia per risalire il baratro nelle classifiche internazionali nel campo probabilmente più importante per l’occupazione e lo sviluppo sostenibile.

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Nasce #RispondiPA per creare conoscenza tramite partecipazione

Ne siamo convinti da molto: una nuova PA, efficiente e in grado di gestire il futuro può solo nascere da un nuovo rapporto, radicalmente diverso, con i diversi attori che costituiscono il contesto delle sue azioni e i destinatari delle sue funzioni: cittadini, famiglie, imprese e gli stessi dipendenti pubblici. Non più semplicemente utenti, pazienti, clienti, fornitori, dipendenti, assistiti, consulenti, consumatori o, peggio, fannulloni e profittatori di una PA da mungere, ma partner di un nuovo modo di intendere l’azione pubblica e il bene comune da gestire e valorizzare insieme. E' su questa base che lanciamo oggi il progetto RispondiPA.

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#sipuòfarese

Proponiamo un emendamento alla dichiarazione coraggiosa che accomuna tanti innovatori di questo tempo tumultuoso e insieme contraddittorio. Noi di FORUM PA vi chiediamo di aggiungere un piccolo “se” all’affermazione “Si può fare!” che tanto successo sta avendo nella nostra community, ma che sembra risuonare spesso anche in tanti ambienti di Governo. Questo “se”, che vuole dare fondamenta solide alla nostra fiducia e al nostro entusiasmo, sottolinea la necessità di porre un’azione tra noi e una meta che è sì possibile, ma non è scontata e che nessuno ci regalerà senza il nostro fattivo impegno. Il prossimo hashtag di FORUM PA 2015 sarà quindi #sipuòfarese.

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Che fine ha fatto la spending review?

Parola magica per almeno due anni, testimone delle nostre conversazioni a cena e dei discorsi in Parlamento e in televisione, la “spending review” scivola lentamente fuori scena, senza rimpianti e senza grandi applausi. Non è la sola, insieme a lei si eclissa la speranza, invero fallace, che tecniche raffinate di analisi della spesa possano portare a risparmi veri e duraturi senza una riforma sostanziale dell’apparato pubblico. Questa constatazione viene rafforzata in questi giorni da due documenti significativi. Il primo è il rapporto “Prospettive della finanza pubblica dopo la legge di stabilità”, approvato la settimana scorsa dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti; il secondo spunto è il libro di Marcello Degni e Paolo De Ioanna “Il vincolo stupido” in cui gli autori intrecciano l’analisi del panorama europeo, con le sue rigidità a volte “stupide”, con quella di una politica italiana che non riesce a ricreare le condizioni per la crescita.

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Umanesimo manageriale: una visione innovativa dell’essere dirigente

Con questo bell'intervento di Grazia Mannozzi e Gianni Penzo Doria continuiamo la riflessione sulla managerialità centrata sulle persone che ci ha visto tante volte impegnati, dagli interventi di Luca Attias alle mie considerazioni sui tornelli o sui vigili romani. In questo articolo, dove approcci scientifici si intrecciano a suggestioni artistiche e dove rimane sempre al centro la persona umana e le sue straordinarie potenzialità, ci sono ulteriori spunti, anche operativi, di grande interesse. Ve lo propongo certo che susciterà un interessante dibattito.
Carlo Mochi Sismondi

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