Cerca: Riforma PA, open government

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Alienazione di beni patrimoniali, quando il Comune vende

Attraverso la vendita di beni mobili e immobili, i Comuni italiani incassano un buona parte di soldi ogni anno. Guida Venezia con €276 pro capite, subito dietro Torino (€244) e Padova (€169).

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Utili da aziende partecipate, i pochi Comuni che ne approfittano

Alcuni Comuni, molto pochi, riescono a ricavare utili grazie alla partecipazione in aziende. Fra le grandi città guida Milano, con un ricavo annuo pro capite di €102,80, ma le altre fanno molto peggio. Con ricavo nullo Messina, Palermo e Catania. Inline image 1

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Polizia locale, i Comuni che spendono di più

Ogni anno spesi in media €89 pro capite dai grandi Comuni italiani per la polizia locale. In testa Roma, Firenze e Torino (con oltre €100), in fondo alla classifica troviamo Messina, Genova e Verona.

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Rifiuti, le tasse comunali a confronto su openbilanci

Dai bilanci consuntivi dei Comuni si può vedere l’ammontare pro capite delle tasse comunali sui rifiuti. In cima alla classifica delle città più care per i contribuenti, Roma, Torino e Bologna. Mediamente le 15 città più grandi tassano il cittadini di €116,47.

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Amministrazione, i Comuni che costano di più

I costi di amministrazione rientrano in quelle spese che un Comune non può evitare di fare. Soldi da spendere per la gestione della Giunta, del Consiglio e del personale. Fra le grandi città, guidano Roma e Venezia, che spendono circa €700 pro capite all’anno.

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Il costo dell’indebitamento per i Comuni italiani, la classifica da openbilanci

Non solo le nostre città accumulano debiti, ma soprattutto su questi debiti accumulano oneri finanziari non da poco. Fra le grandi città, Bari è di gran lunga quella che ne paga di più le conseguenze. A seguire Palermo e Catania. 

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Comuni Stato-dipendenti, quelli che da soli non ce la fanno

Quanto i trasferimenti dallo Stato contribuiscono alle entrate totali di un Comune? Fra le grandi città, le siciliane sono le peggiori in Italia.  Messina, Palermo e Catania dipendono rispettivamente il 40%, 37% e 25% da soldi provenienti dallo Stato. 

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Cosa c’è e cosa manca nel "Piano d’azione italiano per l’Open Government"

Il Governo Italiano, nell’ambito della sua adesione all’Open Government Partnership (OGP), ha recentemente elaborato con un processo partecipato, aperto anche ad alcune realtà della società civile, un piano di azione per l’Open Government che è attualmente posto all’attenzione dei cittadini e degli addetti ai lavori per una consultazione pubblica. Il piano, dopo una premessa di inquadramento, si articola in tre parti dedicate a partecipazione, trasparenza, integrità e accountability, innovazione tecnologica e in sei azioni specifiche. Leggendo il piano non si può che riconoscere che si tratta di sei azioni utili e importanti, allo stesso tempo la sensazione è che si poteva sfruttare questa occasione per un documento di insieme più vasto, più coraggioso e più inclusivo.

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Senigallia, cresce la famiglia di OpenMunicipio

Dopo Udine, OpenMunicipio arriva anche a Senigallia. Il Comune delle Marche investe nell’ accountability, aprendo la politica locale ai propri cittadini. Piena trasparenza di processi, atti, decisioni e votazioni.

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Tolomeo, Copernico e la PA "passo dopo passo"

Nei primi giorni di agosto, all’inizio delle ferie estive e quasi in contemporanea, è avvenuta la conversione definitiva in legge (con alcune modifiche non banali) del “decreto Madia”, il 90/2014 dal titolo “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari”, ed è stato incardinato al Senato il Disegno di Legge delega “Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” indicato come A.S. (vuol dire Atto Senato) n.1577. Di entrambi i provvedimenti ci siamo già occupati, ma ora è forse il momento di guardarli nel loro insieme, anche alla luce dell’importanza che il Presidente Renzi ha attribuito a questa riforma nell’ambito del recentissimo programma “passo dopo passo: mille giorni per cambiare l’Italia”.

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